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COLLEGNO - 27/09/2008 ore 10:00ATTUALITA'

I paesaggi dell'anima

di Bruna Bertolo

Ultimo week end utile per visitare la splendida (e l’aggettivo non è esagerato) mostra sul paesaggio presso le sale espositive del Museo della città di Collegno nell’ambito di “Soggettiva”. La mostra prosegue infatti fino al 28 settembre (ORE 16 – 19) e merita davvero una visita. Ad organizzare il gruppo fotografico “l’Incontro” e la città di Collegno. Un panorama di fotografie che incuriosisce e affascina il visitatore, non soltanto gli appassionati di fotografia, ma tutte le persone che in una foto scorgono molto di più. Nelle immagini affiorano infatti tutti i significati che il temine “paesaggio” permette di elaborare. Il paesaggio inteso sostanzialmente non come una semplice realtà materiale, ma una vera e propria costruzione mentale che rende esplicito il rapporto dell’uomo con il suo territorio: quell’involucro spazio-temporale che provoca emozioni e che spinge spesso al tentativo di fissare nella memoria la peculiarità di un momento, di una sensazione, di uno sguardo che è fisico, emozionale e mentale. Paesaggi della natura, paesaggi dell’anima, paesaggi inventati, paesaggi rubati, paesaggi romanticamente modificati. Gli autori delle fotografie hanno spaziato davvero a 360° nel tema, vasto e particolarmente creativo, del paesaggio, raccontando, ognuno a modo suo, una particolare visione del paesaggio che non sempre coincide necessariamente con uno spazio reale. L’uomo, secondo Holderlin, può abitare il territorio come un poeta, e abitare poeticamente un territorio significa mettere in movimento la ragione, la memoria e l’immaginazione. E, per un fotografo, significa unire a queste capacità anche la straordinaria abilità dello “scrivere con la luce” servendosi di un mezzo tecnico. Ben sottolinea Claude Raffestin, celebre geografo parigino, come il paesaggio sia “una narrazione imperfetta del territorio reale e un territorio immaginario perfetto”. E questo, se vale per il pittore dei paesaggi, vale sicuramente anche per lo sguardo del fotografo, capace di selezionare particolari nel grande mondo che si offre allo sguardo, capace di cancellare elementi del territorio, capace di esaltare certi giochi di colore, capace di farci immaginare e di andare al là della semplice rappresentazione, capace di giocare sul vedutismo che ammalia o che denuncia, secondo la presa di posizione del fotografo stesso. In questa collettiva, gli autori dimostrano padronanza tecnica, capacità di giocare e costruire davvero con la luce, rivelano personalità e scelta accurata dello sguardo sul paesaggio: ne esce un grande affresco e un modo di intendere il paesaggio che va sicuramente al di là dei tradizionali codici naturalistici della semplice rappresentazione per addentrarsi in quella dell’interpretazione. Cioè, in una parola, creazione. L’ottica pittorica sembra essere superata da una visione prospettica più libera: nascono così vere e proprie pagine di poesia attraverso l’eccellente bianco e nero e un uso del colore forte e personale. Quegli alberi ammantati di magia, in una suggestiva immagine al di fuori del tempo e dello spazio che ci fa pensare ad un mondo quasi etereo. Quel gioco di forme e di accostamenti geometrici che costruiscono un’idea molto circoscritta di paesaggio. Quei richiami frequenti alle stagioni della natura che si veste e si traveste di colori, da quelli caldi del bel tempo a quelli affievoliti dai freddi invernali. E poi quei papaveri che evocano la stagione del risveglio e dell’allegria. E le trasformazioni oniriche dei paesaggi solo percepiti e quasi sognati. E quelli surreali che suggeriscono rappresentazioni che sconfinano nel concettuale, nell’astratto. E la luce… “che è forse – ha scritto il poeta fotografo Wynn Bullock – la più profonda verità dell’universo” – in molte fotografie diventa l’assoluta protagonista. Ci piacciono molto queste fotografie che raccontano i colori della nostra terra e delle nostre immagini mentali del paesaggio: forse si potrebbe quasi azzardare che l’immagine del paesaggio offerta dai fotografi di “Soggettiva” assomiglia a quella del territorio perfetto rimasto desiderio. Un desiderio ben conscio della metamorfosi continua della nostra terra e del nostro tempo, metafora del continuo divenire della nostra Società, che modifica il Paesaggio e anche la sua Idea. Su tutto vince - e le foto in catalogo parlano da sole - l’immaginazione dell’artista che interviene dunque nella interpretazione del paesaggio, concepito non come un cerchio chiuso, ma in un dispiegarsi infinito. Il bosco, la città, il prato, le case, il paese: ognuno viene guardato con occhi nuovi, perché come diceva Marcel Proust,” il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere occhi nuovi”.


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I paesaggi dell'anima


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