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L'ESPERTO RISPONDE - 10/01/2011pagina dei soldi

I nuovi termini per il contenzioso tributario

di Massimo Pipino

La riforma del processo civile (Legge 18 giugno 2009, n. 69, in S.O. n. 95/L alla G.U. del 19 giugno 2009, n. 140), entrata in vigore il 4 luglio 2009, ha modificato molti termini processuali e ciò ha avuto conseguenze anche nel processo tributario. Tra le modifiche che hanno ricadute sul contenzioso fiscale va segnalata sicuramente la variazione del termine per presentare appello per una sentenza non notificata, che passa dall'anno alla nuova scadenza dei sei mesi. Altra disposizione che dovrebbe essere valida anche per i procedimenti tributari, successivi 1° marzo 2006, é quella secondo la quale quando i termini per il compimento di atti processuali da svolgersi fuori udienza scadono nella giornata di sabato, essi sono prorogati di diritto al primo giorno seguente non festivo. Infine, il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile, tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di giurisdizione deve indicare altresì, se esistente, il giudice nazionale che ritiene munito di giurisdizione. In tal caso, le parti devono riproporre il giudizio entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della decisione sulla giurisdizione.

Il termine lungo di un anno per impugnare una sentenza che non è stata notificata è stato ridotto a sei mesi. Il nuovo termine si applica a tutti i processi tributari iniziati - con la notifica del ricorso di primo grado - dopo il 4 luglio 2009. L'art. 38, comma 3, del D. Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992 prevedeva che: "Se nessuna delle parti provvede alla notificazione della sentenza, si applica l'art. 327, comma 1, del codice di procedura civile. Tale disposizione non si applica se la parte non costituita dimostri di non avere avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell'avviso di fissazione d'udienza". Quindi, il cosiddetto termine lungo per l'appello ed il ricorso per Cassazione era di 1 anno e 46 giorni, conteggiando anche la sospensione feriale dei termini. Il predetto termine era suscettibile di un ulteriore analogo prolungamento di 46 giorni quando l'ultimo giorno della prima proroga veniva a cadere dopo l'inizio del nuovo periodo feriale dell'anno successivo (Cassazione, Sez. Tributaria, sentenza n. 12373 del 28 gennaio 2009, depositata il 27 maggio 2009). Con le recenti modifiche processuali, l'art. 327, comma 1, del codice di procedura civile è stato così sostituito: "Indipendentemente dalla notificazione, l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per motivi indicati nei numeri 4) e 5) dell'articolo 395 non possono proporsi dopo decorsi sei mesi dalla pubblicazione della sentenza". Di conseguenza, il nuovo termine lungo, a partire dal 4 luglio 2009, è di sei mesi, che eventualmente può essere prorogato di 46 giorni (se ricade nel periodo feriale 1° agosto - 15 settembre) e mai due volte, come in precedenza. L'art. 38, comma 3, del D. Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992 prevede, in ogni caso, che il cosiddetto "termine lungo" non si applica se la parte non costituita dimostri di non aver avuto conoscenza del processo per nullità della notificazione del ricorso e della comunicazione dell'avviso di fissazione di udienza.
Resta naturalmente sempre possibile accelerare lo svolgimento del processo, procedendo senza indugio alla notificazione della sentenza subito dopo il deposito per far scattare il termine "breve" di 60 giorni, oltre la sospensione feriale dei termini.

In caso di difetto di giurisdizione dichiarato da un giudice e di individuazione della effettiva giurisdizione, le parti devono riproporre il giudizio nel termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della decisione sulla giurisdizione. In particolare, prima della Legge 18 giugno 2009, n. 69, l'art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, stabiliva: "E' ammesso il regolamento preventivo di giurisdizione previsto dall'art. 41, primo comma, del codice di procedura civile". Inoltre, l'art. 50 c.p.c. prevedeva: "Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato nella sentenza dal giudice e, in mancanza, in quello di sei mesi dalla comunicazione della sentenza di regolamento o della sentenza che dichiara l'incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al nuovo giudice. Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue".
Dopo la riforma processuale, il predetto art. 50, comma 1, c.p.c. è stato così sostituito:
"Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato nella ordinanza dal giudice e in mancanza in quello di tre mesi dalla comunicazione della ordinanza di regolamento o della ordinanza che dichiara l'incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al nuovo giudice".
Quindi il nuovo termine per la riassunzione della causa è di tre mesi e non più di sei mesi, in caso di regolamento di giurisdizione (art. 41 c.p.c.).
L'articolo 58 della legge di riforma n. 69/09 ha esteso ai processi pendenti al 1° marzo 2009 la disciplina contenuta nell'articolo 155 c.p.c., che proroga al primo giorno non festivo i termini che scadono non solo di domenica, ma anche di sabato, per il compimento di atti processuali svolti fuori dalla udienza. Questa norma dovrebbe applicarsi anche al processo tributario: come nel caso del deposito di atti in segreteria, impugnazione delle sentenze o al ricorso introduttivo.
Tra le disposizioni generali del processo civile è stata introdotta una norma sulla rimessione in termini, che vale per i processi iniziati dopo il 4 luglio 2009. In particolare, il nuovo articolo 153 del c.p.c. contiene un secondo comma in base al quale la parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa a essa non imputabile può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. Questo principio, che in passato era contenuto nell'articolo 184-bis del c.p.c. e che non aveva una valenza generale, dovrebbe applicarsi in tutti i casi in cui si può verificare una decadenza ad esempio per l'inizio del processo, per un atto istruttorio, per le impugnazioni. Il senso della modifica è di consentire una difesa effettiva, per cui non dovrebbe sussistere più alcun ostacolo per la rimessione in termini anche per ogni atto del processo tributario, ivi comprese la proposizione del ricorso introduttivo e le impugnazioni. Tuttavia, non è ancora chiaro se questa nuova norma si possa applicare al processo tributario.
In passato la Cassazione ha escluso la possibilità di applicare l'articolo 184-bis del c.p.c. nel contenzioso. Di recente, però, le Sezioni unite (sentenza n. 3006/08) si sono invece espresse in senso favorevole ritenendo ammissibile la rimessione in termini per produrre la ricevuta di consegna del ricorso spedito per posta.



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