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SUSA - 22/12/2009CRONACA

Martina srl, 30 dipendenti: un'azienda fallita per colpa di una truffa

È nata nel 1950, la Martina Srl, una carpenteria familiare, di Susa divenuta, nel tempo, rinomata officina metalmeccanica. E, per oltre cinquant’anni, le cose sono andate bene, tanto che la Martina era arrivata ad offrire lavoro a una trentina di operai. Poi, nel 2008, a causa della crisi economica, delle condizioni sfavorevoli e delle difficoltà nella riscossione dei crediti, i titolari, Roberto e Claudio Martina, si sono trovati costretti a cercare dei finanziatori; è stato allora che un «amico», gli ha fatto il nome dell’imprenditore Carmine Crescenzo, salernitano residente nella provincia di Vicenza, uomo dotato di grandi disponibilità finanziarie e, a suo dire, capace di «far girare i soldi». Purtroppo, il presunto piano di «rilancio industriale» elaborato da Crescenzo e dal suo contabile di fiducia, Claudio Giorgi, immediatamente accorso a Susa per raggiungere il «capo», installatosi nell’ufficio di Roberto Martina, si è rivelato una truffa: i due si sono dedicati allo svuotamento sistematico della società, alla svendita delle attrezzature meccaniche, all’acquisizione di credito iva attraverso falsi acquisti, emissione di fatture false e spostamenti finanziari ingiustificati. Le indagini sono scattate quando Roberto Martina, stufo di sottostare alle minacce verbali dei due lestofanti, ha deciso di denunciare l’accaduto alla polizia. A quanto pare, però, i criminali, che si sono rivelati, da questo punto di vista, molto prudenti, non avevano grande fiducia nelle due vittime: temendo la denuncia alla polizia, Crescenzo e Giorgi, si servivano raramente del telefono per comunicazioni relative alla loro condotta criminale; così, anche servendosi delle intercettazioni telefoniche -«irrinunciabile strumento di indagine», ha commentato, ancora una volta, il procuratore Giancarlo Caselli-, accumulare materiale probatorio sufficiente non è stato facile. Al momento, Carmine Crescenzo, Claudio Giorgi, e Manuel Battistoni (il cui nome è emerso nel corso delle indagini), sono in carcere in attesa di giudizio; l’entità fisica dei danni legata alle loro operazioni è stimata per oltre 4 milioni e mezzo di euro (valore dei macchinari «svenduti» dai tre uomini), ma, se si aggiunge il danno all’erario, il totale sale a circa 10 milioni, senza contare la perdita del posto di lavoro degli oltre 30 operai della Martina.
Fabrizio Fulio Bragoni

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