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RIVOLI - 26/02/2009 ore 10:30ATTUALITA'

La grave crisi del lavoro nella zona ovest di Torino

Sabato 28 febbraio, la CGIL Piemonte organizzerà a Torino, con partenza alle ore 9 da piazza Vittorio, una marcia per la difesa del lavoro e del contratto alla quale seguirà il comizio, in piazza Castello, di Agostino Megale, della segreteria nazionale CGIl. Della grave crisi che investe il lavoro, e con esso le imprese e il reddito, si è lungamente parlato nel corso della serata di venerdì 20 febbraio, organizzata dal consigliere regionale Nino Boeti del Partito democratico, presso il nuovo Centro congressi della città. All’incontro ha partecipato un nutrito numero di personalità che, in contesti e punti di partenza sostanzialmente diversi, hanno offerto momenti di riflessione qualificati e approfonditi sulla grave crisi del mondo del lavoro che caratterizza anche il territorio della zona Ovest. Crisi che incide pesantemente sulle opportunità di lavoro nel territorio, creando una serie di problemi riguardanti la tutela sociale che si evidenziano di giorno in giorno. Al tavolo dei relatori, accanto a Nino Boeti che ha condotto la serata, Emanuele Bugnone, in rappresentanza del Partito democratico rivolese, Filippo Provenzano, assessore al lavoro della città, Andrea Bairati, assessore regionale all’Università, ricerca, industria ed energie, Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione Industriale di Torino, Donata Canta, segretaria della Camera del Lavoro di Torino, Cesare Damiano, già ministro al Lavoro nel governo Prodi. Tanti punti di vista diversi dunque per una disanima attenta e particolareggiata della situazione attuale.



Secondo Boeti
, «mentre tutti i Governi d’Europa, e gli Stati Uniti, investono ingenti risorse per contrastare la crisi, il Governo Italiano, utilizza risorse dei fondi europei sottratte alle Regioni dalla formazione professionale. Il ministro Tremonti che avrebbe dovuto, come Robin Hood, sottrarre risorse alle ricche banche per dare ai poveri, ha poi dovuto sostenere il sistema bancario per evitarne il fallimento. Un Governo incosciente, che non ha percezione della crisi che investe le famiglie ed i loro bisogni».

L’assessore al lavoro della città di Rivoli, Filippo Provenzano, ha messo in risalto, ad esempio,«quanto la crisi di oggi sia particolarmente avvertita nel nostro territorio in cui il 65% dell’occupazione riguarda proprio il settore manifatturiero, il più colpito, e come la piccola e media impresa, che caratterizzano fortemente la tipologia dell’occupazione in zona, appaiano elementi fortemente deboli che vedono di giorno in giorno crescere le loro difficoltà».

Per Andrea Bairati il futuro appare fortemente ignoto, ma il necessario sostegno sull’impresa, soprattutto alla piccola e media, deve essere necessariamente accompagnato da interventi di tutela sociale e all’attivazione di una serie di opere immediatamente cantierabili che permettano la creazione di nuovi posti lavoro. Senza mai perdere di vista le questioni energetiche: «è fondamentale – ha sottolineato Bairati - mantenere in circolazione risorse per accompagnare le nostre aziende verso il cambiamento, saper ricostruire le basi su cui fondare le imprese del futuro. Accanto al sostegno per le imprese, la Regione Piemonte deve saper lavorare sia per la tutela sociale che per l’attivazione di risorse per il futuro, senza mai perdere di vista i problemi energetici».

Per Donata Canta la crisi, gravissima ed inedita per le dimensioni, ha fatto sì che, dagli straordinari di luglio e dall’assunzione di precari, si sia quasi di colpo passati a 4 milioni di ore di cassa integrazione. La cassa integrazione, a fine gennaio, ha coinvolto circa 50 mila lavoratori ai quali si aggiungono i 28 mila in mobilità e i 125 mila con contratti atipici che scadranno nel corso del 2009. E’ importante attuare intanto scelte congiunturali per rispondere in modo concreto alla crisi, impegnando risorse reali: « il Governo annuncia la distribuzione delle risorse, ma poi concretamente dilata i tempi. I soli soldi finora distribuiti sono infatti quelli stanziati dalle Regioni». E la cassa integrazione, nonostante l’accordo Stato – Regioni, non è ancora stata riconosciuta a tutti in quanto il Governo non ha ancora erogato la sua parte.

Gianfranco Carbonato, presidente dell’Unione industriali di Torino e titolare di una azienda sita nella zona di Collegno, la “Prima Industrie” («che non ha ancora finora fatto nemmeno un’ora di cassa integrazione») ha sottolineato come «spesso i tempi della politica non si sposino con quelli dell’economia e come la crisi attuale, che lascia ancora quasi indenni alcuni settori , rappresenti anche la crisi del modello economico che ha caratterizzato il mondo del 900. Per Confindustria è importante riunire le forze: lavoratori e sindacati, governo e forze istituzionali, imprenditori: gli interessi sono comuni. Purtroppo, se sul settore dell’auto, qualcosa è stato fatto, non altrettanto si può dire sul settore dell’elettrodomestico e neanche per quanto riguarda i beni d’investimento». La cassa integrazione rappresenta uno strumento di aiuto invidiato all’estero, ma la prima preoccupazione di Confindustria è, in questo momento, «la carenza degli ammortizzatori sociali: le conseguenze della crisi si devono ancora vedere».

A chiudere gli interventi Cesare Damiano: una disanima articolata e razionale per l’ex ministro del lavoro per il quale «l’attuale Governo ci ha messo un po’ a capire che non siamo di fronte alla solita crisi, ma sicuramente alla più grave manifestata negli ultimi 60 anni nel mondo industriale. Dopo trent’anni di liberismo sfrenato, il capitalismo deve necessariamente trovare una sua nuova strada». Ma dalla crisi attuale – ha sostenuto Damiano – si può uscire solo con una “santa alleanza” dei vari organismi che operano nel mondo del lavoro, Confindustria compresa, che agisca contro la lentezza del Governo: «quello attuale è un governo degli annunci che “sceglie” deliberatamente la lentezza e io sento in questo momento – afferma Damiano – la Confindustria un po’ tiepida nei confronti del Governo. Una politica lenta per scelta, legata alla difesa dei saldi di bilancio e non ad un intervento reale. C’è l’inno alla velocità nel fare le leggi e alla lentezza nell’applicare i decreti. Ma è indispensabile un intervento reale e concreto adesso, sia per la difesa dei posti di lavoro e dello stato sociale, sia per porsi obiettivi reali che disegnino lo sviluppo del Paese quando si uscirà dalla crisi. Cosa che gli altri Stati stanno facendo e noi no». Bisogna smetterla con le risorse annunciate e poi non date: i soli soldi distribuiti finora sono quelli dati dalle Regioni, mentre i pesanti tagli sulla formazione delle persone, sull’Università e sulla scuola sottraggono strumenti indispensabili per superare la crisi. Il rischio è di uscire dalla crisi ancora più deboli, facendo pagare un prezzo sempre più alto ai giovani e alle donne.

In una lettera aperta inviata alle forze politiche, alle associazioni, alla società civile, Vincenzo Scudiere, CGIL Piemonte, ribadisce con fermezza che , di fronte alla crisi, “non possiamo più solo stare a guardare, c’è bisogno di una risposta forte che metta al centro della crisi il Piemonte con le sue caratteristiche e le sue potenzialità, non sottacendo le gravi responsabilità del Governo centrale che, in ritardo, comincia a riconoscere la gravità della situazione”. E invita tutti al corteo di sabato 28 marzo.

Bruna Bertolo

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