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TORINO - 22/09/2011tsunami

In Comune i conti non tornano, pronto il "taglia taglia"

Marco Fontana

Che in Comune di Torino i conti non tornassero lo si era capito già agli inizi di luglio quando, a Giunta Fassino ormai insediata e ben prima che il Governo varasse la manovra correttiva, ogni giorno sulle cronache dei quotidiani locali il neo sindaco dichiarava qualche possibile aumento per sanare i bilanci in rosso dell'ente più indebitato d'Italia.
Sicuramente la manovra correttiva non ha aiutato, infatti l'Amministrazione comunale dovrà fare a meno di altri 227 milioni di euro nel 2012, secondo le ultime stime. Un taglio pari a circa un sesto del bilancio complessivo ma sia ben chiaro, la Finanziaria del 2007 di Romano Prodi aveva scelto la medesima strada per sanare i conti nazionali, apportando un taglio netto di oltre 197 milioni di euro e senza calcolare l'inasprimento delle norme sul patto di stabilità che secondo alcuni economisti viaggiava su oltre 50 milioni di euro. Pertanto chi oggi a sinistra vuol far credere che il centrodestra voglia affamare i Comuni mente sapendo di mentire: visto che la medesima scelta fu compiuta da un governo di centrosinistra.
Prescindendo però dalle colpe bipartisan di centrodestra e centrosinistra a livello romano, resta un problema di fondo. Fassino, come il suo predecessore Sergio Chiamparino, ha scelto la strada paradossalmente più facile: non provvederà come un buon padre di famiglia a tagliare gli sprechi, a razionalizzare la spesa, a investire su ciò che può dare frutti, ma aumenterà le tasse locali pur di continuare a foraggiare l'attuale status quo. Uno status quo che per la città di Torino equivale a non voler in alcun modo porre rimedio ai 5.781 euro di debiti che gravano su ogni torinese. Fassino preferisce fare lo struzzo piuttosto che affrontare il vero problema finanziario del capoluogo sabaudo: si è speso e si continua a spendere di più di quanto si incassa.
E così ecco lievitare il biglietto del tram ad un euro e venti, l'aumento delle strisce blu, l'istituzione della tassa di soggiorno, l'incremento dell'addizionale Irpef comunale, l'introduzione dell'Imu e l'inserimento dell'Ecopass. Tutte scelte che porteranno ad un impoverimento delle famiglie, che faranno girare meno soldi in città e che rischiano di causare una ristagnazione pericolosa dei consumi in una città che già è in forte affanno. Basta farsi un giro per i negozi del centro: sono vuoti. Neppure i saldi hanno offerto la boccata d'ossigeno sperata. E se a questa situazione si aggiunge l'aumento di un punto dell'Iva con i possibili arrotondamenti dei soliti furbetti, il rischio di un tracollo totale del commercio al minuto è alle porte. Una tendenza, quella dell'aumento delle tasse, pericolosa quanto quella degli aiuti ai Paesi del Terzo Mondo, così come descritto egregiamente da Dambisa Moyo nel suo libro"La carità che uccide".
Forse sarebbe più saggio mettere mano, una volta per tutte, sui centri di spesa inutili creati dalla casta politica. Magari riscoprire che l'efficienza di un ente si misura non sul numero di dipendenti ma sulla qualità del loro lavoro. Accantonare una volta per tutte l'affidamento diretto (che porta a far lavorare sempre le stesse persone) e invece riscoprire le gare d'appalto. E infine interrogarsi seriamente sulle priorità della città: è più importante finanziare una kermesse sul cinema gay per i 150 anni d'Unità d'Italia o finanziare la manutenzione delle strade? Fare un concorso per dirigenti oppure attivarne uno per addetti agli sportelli dei servizi per il cittadino? Inserire trenta opere nel piano pluriennale sapendo di non avere le risorse, oppure annoverarne cinque ma che si realizzino veramente? Attivare corsi gratuiti di arabo per gli italiani o garantire un posto a tutti i bambini negli asili nido?


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