Dopo il successo delle
precedenti edizioni con oltre 500.000 spettatori, il debutto di stagione
all’Arena di Verona e la rappresentazione al Teatro Sistina di Roma, Nova Ars
presenta al teatro Alfieri di Torino, dal 15 al 19 dicembre, l’opera musicale “La Divina Commedia” con
libretto di Gianmario Pagano sul
testo originale di Dante e le musiche emozionanti di Marco Frisina. Un nuovo spettacolare allestimento ed effetti
speciali sorprendenti, realizzati sotto la regia e le coreografie di Manolo Casalino illustreranno in musica
il viaggio più conosciuto, dall’inferno al paradiso. Il premio Oscar Carlo Rambaldi, già padre di E.T.,
Alien e King Kong, ha disegnato le tre Furie, il Volto di Lucifero e il
Grifone, poi realizzati da Sergio
Stivaletti. Nuove sorprendenti maxiproiezioni ed effetti speciali
avvolgeranno lo spettatore accompagnandolo nel viaggio più famoso della storia.
Il cast, di cantanti e ballerini, è composto da 30 artisti i cui protagonisti
sono Vittorio Bari nel personaggio
di Dante, Lalo Cibelli in Virgilio e
Mariangela Aruanno in Beatrice. Il
sommo poeta, alla ricerca dell’amore, viaggerà tra Inferno, Purgatorio e Paradiso
incontrando personaggi straordinari, i dannati e i beati più famosi della
storia con un team artistico che unirà letteratura, musica, danza e arte
figurativa. Anche Marco Frisina per questa opera ha creato un viaggio, in
musica, con il quale partendo dalle sonorità del rock che esprimono la
drammaticità dell’Inferno, attraverso le struggenti melodie del Purgatorio, si
giunge alle arie sinfoniche del Paradiso, accompagnate da un’esplosione di
colori e luci. Lo spartito finisce per fondersi inoltre con le immagini, che
riprendono le incisioni di Gustav Dorè. «Inscrivere lo straordinario, vasto e complesso poema di Dante nelle
misure necessariamente raccolte di un’opera musicale è un’impresa che fa tremar
le vene e i polsi» ha riferito Gianmario Pagano. Inutile nasconderlo, il
tentativo ha un po’ il sapore di una profanazione. Non si può comprimere ciò
che è grandioso, divino, in una dimensione più modesta e accessibile, come non
si può riversare il mare in una buca – sono ancora paure sue. Ma arte genera
altra arte e l’uomo usando simboli ha il dono di poter indicare, evocare
universi con la potenza della parola, della rappresentazione e della finzione.
È questo che comunque unisce l’opera di Dante e il musical che andrà in scena. Dante Alighieri ha voluto raccontare in
cento canti il dramma intero dell’esistenza con tutti i suoi principali attori:
l’uomo, l’universo, Dio. Secondo la tradizione cristiana, un dramma a lieto
fine e perciò intitolato “Commedia”. Solo il coraggio della poesia poteva avere
la pretesa di nascondere tutte le cose e il loro fine segreto, ripiegandoli tra
le pagine di un libro. Nessuno poteva assicurare a Dante la riuscita dell’opera,
ma l’arte legittimava già in partenza la sua avventura. Hanno fatto il resto uno
straordinario talento, una fantasia illimitata, un’immensa ispirazione e
un’intelligenza superiore nutrita da una sterminata cultura. «Non più che nani
sulle spalle del gigante, gli autori di questi tre atti hanno osato intitolare
Divina Commedia, secondo la classica dicitura del Boccaccio, un’opera artistica che, fatte le dovute proporzioni e
seguendo le regole proprie di una particolare forma di spettacolo, vuole
omaggiare l’immensa opera dantesca, evocandone versi, ambientazioni, emozioni,
contenuti» ha concluso Pagano. Nello stesso tempo non si nasconde
l’aspirazione, degna di titani, di offrire al grande pubblico una lettura
essenziale, un rapido colpo d’occhio sull’insieme del percorso che va dallo
smarrimento di Dante nella selva oscura fino all’anticipo della visione
beatifica. La riuscita di questa operazione è stata quella di utilizzare, oltre
alla parola, anche la musica, la danza e la pittura, arti che fuse insieme in
quella speciale magia del teatro, rendono possibile anche l’impossibile.
Vito Piepoli
