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TORINO - 13/12/2010MOSTRE/EVENTI

Il maestro Fernando Delia autore del busto in bronzo di Bruno Caccia

di Bruna Bertolo

TORINO – Il 14 dicembre, alle ore 12, presso l’Aula Magna del Palazzo di Giustizia, in corso Vittorio Emanuele II, al numero 130, si svolgerà la cerimonia di commemorazione del procuratore Bruno Caccia, ad opera del Presidente della Corte d’Appello Mario Barbuto e del Procuratore Generale Marcello Maddalena. Al termine della cerimonia, seguirà la scopertura del busto in bronzo di Bruno Caccia realizzato dal maestro torinese Fernando Delia.

E’ proprio nel suo studio torinese che abbiamo ammirato in anteprima il busto in onore del procuratore Caccia, un’opera di grande maestria che, suggerita idealmente da alcune fotografie consegnate dai familiari all’artista-avvocato, delinea perfettamente la figura di questo grande interprete della legalità e della giustizia, barbaramente assassinato il 26 giugno 1983.

Lo studio del maestro Fernando Delia è un grande laboratorio d’arte caratterizzato dalla presenza di numerosissime sculture che rivelano un artista sensibile e duttile, capace di rappresentare, attraverso la materia, i caratteri, vizi, speranze, virtù, pentimenti, rimorsi, dell’uomo. Autodidatta, laureato in giurisprudenza a Torino dove esercita la professione di avvocato, Delia trova nella scultura il mezzo più efficace per liberare le sue inquietudini, permettendo al suo spirito creativo di esprimere le sue ansie e ritrovare, attraverso l’atto liberatorio del modellare, un profondo senso di quiete.

Trovo difficile spiegare come sia nato in me il desiderio di modellare e per quale motivo – racconta l’artista – E’ una necessità che ho sempre sentito e che non riesco a definire razionalmente”.

Aggirarsi nel suo studio significa entrare in contatto, emozionalmente, con un mondo in cui l’uomo appare il protagonista, nelle sue tante facce: i suoi soggetti preferiti rivelano emozioni profonde, sono i rappresentanti di una “commedia umana”, colta nelle sue molteplici espressioni. Nell’artista, l’avvocato e lo scultore creano in modo indissolubile: i suoi volti rivelano rimpianto, rimorso, paura. Paura del passato, qualche volta paura del futuro: forse della vecchiaia, forse della morte.

Affascinano i suoi mille personaggi che sono stati spesso definiti dai critici che si sono occupati della sua arte, personaggi grotteschi, capaci di far sorridere delle debolezze che manifestano. Ma c’è molto di più in quei volti contorti dal ghigno, velati di ironia, spesso indifesi nella loro nudità, capaci di rivelare le nostre debolezze: c’è la maestria di un artista che sa manipolare la materia, la terracotta in particolare, per adattarla al suo spirito.

“Non faccio bozzetti preparatori – spiega Delia – nella creta io vedo piano piano il personaggio che esce, che emerge, ma posso ancora modificarlo, adattarlo alla mia personale visione”. Un mondo di uomini spesso dolenti, una grande galleria di caratteri e di tipi, che la fantasia dell’artista ha saputo via via far nascere. E quello studio, quasi un rifugio ideale per il maestro Delia, rivela la fragilità e insieme la potenza della commedia umana. Affascinante, con quel senso di inquietudine che si prova quando ci si trova di fronte … se stessi!

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