Lomellini work in progress: questo logo non s'ha da usare
Ilaria Morbidini
E’ ormai un mese che si
trascina la vicenda del bistrattato logo dell’altrettanto bistrattato Palazzo Lomellini di Carmagnola.
L’ultima novità rilevante è
la segnalazione al nostro giornale, proveniente dal signor Partecipante, il quale evidenzia come il logo vincitore violi l’articolo
8 del bando di concorso in quanto sull’immagine gravano dei diritti di
utilizzo.
Questo di per sé è gia grave,
senza contare che l’originalità tanto ricercata è purtroppo ormai relegata soltanto
allo sviluppo successivo della vicenda. Originale senz’altro: per la
partecipazione popolare di cui è stata oggetto, e per lo sviluppo legato ad un
mezzo – internet – che evidentemente era stato sottovalutato nel suo potenziale.
Sia riguardo la risonanza che è in grado di attribuire agli eventi sia per la
possibilità che offre di cercare – ed eventualmente scoprire – episodi di
plagio. La tecnologia nel bene e nel male mette sul piatto le sue risposte.
Adesso si attende la mossa
del Comune di Carmagnola. L’assessore Collo ha garantito un’analisi
approfondita sulla vicenda, e la platea di partecipanti, interessati e
spettatori, aspetta il responso.
Primo atto: plagio si o plagio no?
In questa sede analizziamo i
dati di fatto sulla base della succitata segnalazione di Partecipante. Al link
segnalato: www.sxc.hu/photo/937138
si può trovare l’immagine che fa parlare di scandalo. Quello che manca è
davvero solo la graffiatura all’interno che simboleggi la L
di Lomellini.
Per valutare se
effettivamente il vincitore abbia utilizzato o meno quest’immagine per il suo
logo si può procedere a una semplice operazione di sovrapposizione.
Guardate l’animazione: non
serve un occhio particolarmente allenato per decidere sulla coincidenza dei
due.
Un ulteriore indizio:
utilizzando la tecnica dell’halftone pattern - come Matteo Picozzi,il vincitore del concorso, ha dichiarato di aver fatto - ogni addetto ai lavori sa che a
partire da immagini almeno un briciolo diverse una volta applicato il filtro ‘mezzitoni’
si ottengono risultati decisamente differenti.
Quindi se, come in questo
caso, confrontiamo due immagini praticamente identiche, sull’autonomia creativa
del logo Lomellini si sollevano leciti dubbi. Seppure sia prematuro parlare di scorrettezza
premeditata, senz’altro non è fuori luogo una critica sulla superficialità.
Secondo atto: responsabilità
Chiuso il primo atto passiamo
al secondo.
Parliamo della pagina in cui
si trova il logo della discordia.
Il link segnalato è la
sezione di un sito ungherese funzionante come data base di immagini, che
possono essere utilizzate dagli addetti ai lavori per alcune tipologie di obiettivi
creativi.
In particolare, sulle
informazioni legali consultabili al linkwww.sxc.hu/help/7_2
si legge che l’immagine è utilizzabile in formato digitale su siti,
presentazioni multimediali, cellulari, presentazioni video, su materiali stampa
quali giornali, flyer, libri, brochure, cover di cd, per l’immagine aziendale e
per scopi decorativi in casa o ufficio.
Si legge altresì che
l’immagine non può essere utilizzata
come logo o come parte di un logo. Quindi il copyright di cui si è parlato si
riferisce proprio alla casistica del marchio. Per altre applicazioni si, per il
marchio no.
Infine, se la L
di Lomellini sia abbastanza per garantire differenze dall’originale non è
nemmeno più così importante da stabilire. Proprio perché l’immagine scaricabile
sul sito ungherese non potrebbe essere utilizzata né per il logo, né per una
sua parte.
Qui non si tratta più, in
ultima analisi, di parlare – e opinare - su bellezza, difetti tecnici o
applicabilità di progetto.
Qui è tutt’altra faccenda. E’
una questione di legalità. Di quello che si può fare e di quello che no.
Sulla vicenda abbiamo
richiesto l’intervento di un legale, che più volte si è trovato di fronte
questioni legate a loghi, marchi e loro utilizzi, l’avvocato Antonio Borra dello Studio Legale Bonadio
e Borra, di Torino. Questo il suo parere: «Sotto il profilo giuridico il
marchio è un segno distintivo che permette di contraddistinguere un prodotto da
un altro. Negli ultimi anni sono stati considerati validi marchi non solo segni
o parole, ma anche forme del prodotto, suoni e profumi. A tal proposito basti
ricordare che la casa motociclistica Harley
Davidson ha registrato come marchio il rombo delle proprie motociclette.
Nel nostro paese il Codice della
Proprietàintellettuale stabilisce che un marchio per essere valido deve
essere nuovo ed originale.Deve cioè essere diverso da un altro segno che già
esiste sul mercato. Quando un marchio è identico o simile ad un altro si dice
che è in contraffazione.
I giudici hanno stabilito alcuni criteri per valutare se un segno è la
contraffazione di un altro. Questi criteri variano sulla base del tipo di marchio:
per i segni grafici (ad esempio disegni e figure) si è stabilito che vi è
interferenza quando sulla base di un confronto visivo vi sono tali elementi di
somiglianza da indurre il pubblico in errore.
È ovvio che i criteri stabiliti dalla giurisprudenza potrebbero essere
applicati anche nel caso di specie per verificare se vi è interferenza tra il
segno vincitore del concorso e quello presente sul sito ungherese».