Per il cartellone di Grande
Prosa è in scena al Teatro Erba dal 10 novembre fino al 28 novembre, “La
locandiera” di Carlo Goldoni per la
regia di Enrico Fasella. La nuova
produzione firmata da Torino Spettacoli vede protagonista Miriam Mesturino con Gianluca
Ramazzotti che il pubblico torinese ha potuto apprezzare insieme nel
divertente “Chat a due piazze”, che ha avuto successo in tutta Italia nella
passata stagione. I due attori sono impegnati nuovamente insieme in questa
brillante realizzazione del capolavoro goldoniano. Accanto a loro completano il
cast: Andrea Marrocco, Luciano Caratto, Domenico Berardi, Barbara
Cinquatti e Maria Elvira Rao. Le scenografie storiche sono state create da Emanuele Luzzati e i costumi sono curati da
Pendragon. “La locandiera” andò in scena al teatro Sant’Angelo di Venezia il 26
dicembre 1752 e fu scritta da Goldoni l’anno prima. Questa edizione costituisce
un importante traguardo per il Teatro Stabile Privato “Torino Spettacoli” che,
partendo dalla “Pamela” del 1989,
ha curato in questi anni il progetto “Goldoni” a Torino,
con l’omonimo convegno (e relativa pubblicazione degli atti), i numerosi
incontri, le giornate di studio, la produzione degli spettacoli “L’Osteria
della posta” e “l’Avaro” e con altre opere come “La vedova scaltra”, proposta
dal Teatro Stabile di Bolzano. Il regista Enrico Fasella ha riferito che Goldoni
rappresenta storie realistiche, che si avvicinano il più possibile alla vita
degli spettatori, in modo da farli immedesimare nei personaggi stessi e creare
così un ponte tra la finzione e la realtà. Questo realismo conferisce alla
commedia un volto umano, ed è universalmente valido in ogni tempo
rappresentando sulla scena il mondo con le sue contraddizioni. “La Locandiera”, a
differenza di altre commedie in cui Goldoni ha utilizzato il dialetto
veneziano, è un'opera scritta interamente in lingua italiana. Il capolavoro
goldoniano narra la strana avventura di una giovane donna, Mirandolina, serva e
padrona al tempo stesso di una locanda fiorentina. Con la riforma goldoniana,
questa figura si modernizza divenendo “donna di garbo”. Si narra la storia di una donna che
rifiuta Conti, Marchesi e Cavalieri, per scegliere un borghese umile quanto
lei, Fabrizio, al fine di governare meglio la locanda. Non si può non cogliere
in questa scelta una tipica allusione alla novità dei rapporti tra borghesia e
nobiltà, nel particolare momento storico in cui si sviluppa l'intrigante opera.
In Mirandolina, si porta in scena quel cambiamento, già ampiamente in atto
nella vita reale, che vede la borghesia conquistare maggior spazio a danno
della nobiltà, veneziana e non solo, visto che la commedia è ambientata a
Firenze. L’immagine che Mirandolina dà di sé, più che essere di una donna
onesta o crudele, infida o virtuosa, è quella
di un’efficiente donna d’affari, che pone la locanda al centro della sua
vita e che al suo buon andamento subordinerà tutto contro qualsiasi apparenza e
lusinga. Pertanto in questa figura femminile si può intravvedere uno dei primi
veri ritratti di donna “moderna” della storia del teatro.
Vito Piepoli

