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TORINO - 15/11/2010ATTUALITA'

MIRANDOLINA, SERVA E PADRONA

Per il cartellone di Grande Prosa è in scena al Teatro Erba dal 10 novembre fino al 28 novembre, “La locandiera” di Carlo Goldoni per la regia di Enrico Fasella. La nuova produzione firmata da Torino Spettacoli vede protagonista Miriam Mesturino con Gianluca Ramazzotti che il pubblico torinese ha potuto apprezzare insieme nel divertente “Chat a due piazze”, che ha avuto successo in tutta Italia nella passata stagione. I due attori sono impegnati nuovamente insieme in questa brillante realizzazione del capolavoro goldoniano. Accanto a loro completano il cast: Andrea Marrocco, Luciano Caratto, Domenico Berardi, Barbara Cinquatti e Maria Elvira Rao. Le scenografie storiche sono state create da Emanuele Luzzati e i costumi sono curati da Pendragon. “La locandiera” andò in scena al teatro Sant’Angelo di Venezia il 26 dicembre 1752 e fu scritta da Goldoni l’anno prima. Questa edizione costituisce un importante traguardo per il Teatro Stabile Privato “Torino Spettacoli” che, partendo dalla “Pamela” del 1989, ha curato in questi anni il progetto “Goldoni” a Torino, con l’omonimo convegno (e relativa pubblicazione degli atti), i numerosi incontri, le giornate di studio, la produzione degli spettacoli “L’Osteria della posta” e “l’Avaro” e con altre opere come “La vedova scaltra”, proposta dal Teatro Stabile di Bolzano. Il regista Enrico Fasella ha riferito che Goldoni rappresenta storie realistiche, che si avvicinano il più possibile alla vita degli spettatori, in modo da farli immedesimare nei personaggi stessi e creare così un ponte tra la finzione e la realtà. Questo realismo conferisce alla commedia un volto umano, ed è universalmente valido in ogni tempo rappresentando sulla scena il mondo con le sue contraddizioni. “La Locandiera”, a differenza di altre commedie in cui Goldoni ha utilizzato il dialetto veneziano, è un'opera scritta interamente in lingua italiana. Il capolavoro goldoniano narra la strana avventura di una giovane donna, Mirandolina, serva e padrona al tempo stesso di una locanda fiorentina. Con la riforma goldoniana, questa figura si modernizza divenendo “donna di garbo”. Si narra la storia di una donna che rifiuta Conti, Marchesi e Cavalieri, per scegliere un borghese umile quanto lei, Fabrizio, al fine di governare meglio la locanda. Non si può non cogliere in questa scelta una tipica allusione alla novità dei rapporti tra borghesia e nobiltà, nel particolare momento storico in cui si sviluppa l'intrigante opera. In Mirandolina, si porta in scena quel cambiamento, già ampiamente in atto nella vita reale, che vede la borghesia conquistare maggior spazio a danno della nobiltà, veneziana e non solo, visto che la commedia è ambientata a Firenze. L’immagine che Mirandolina dà di sé, più che essere di una donna onesta o crudele, infida o virtuosa, è quella di un’efficiente donna d’affari, che pone la locanda al centro della sua vita e che al suo buon andamento subordinerà tutto contro qualsiasi apparenza e lusinga. Pertanto in questa figura femminile si può intravvedere uno dei primi veri ritratti di donna “moderna” della storia del teatro.

Vito Piepoli




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