Dal 5 al 7 novembre andrà in
scena al Teatro Erba di Torino “Processo per magia” contro Apuleio di Madaura,
scritto, interpretato e diretto da Pietro
Nuti (foto), con Silvia Barbero, Matteo Anselmi, Luciano Caratto, per il 12° Festival di cultura classica. Apuleio nacque intorno al 125 a Madaura, attuale Mdaurusch
in Algeria, da famiglia benestante e influente: il padre console lasciò ai suoi
due figli una consistente eredità di quasi due milioni di sesterzi. I primi
studi grammaticali e retorici li seguì a Cartagine dove approfondì poesia,
geometria, musica e soprattutto filosofia, i cui studi terminarono
successivamente ad Atene. Scrisse in “Apologia o Pro se de magia, LXXIII, 7”: «Bramoso
com'ero di viaggiare, respinsi per qualche tempo l'impaccio del matrimonio».
Apuleio infatti fu un grande amante dei viaggi: brillante conferenziere e
curioso d'ogni scienza, filosofia o culto. Fu a lungo una specie di “clerico
vagante” del suo tempo. Alcune tappe del suo pellegrinaggio segnarono
particolarmente il suo vissuto e la sua sensibilità. «Eccomi
così arrivato all'accusa di magia» scrive nella stessa opera. Sulla via
di Alessandria, Apuleio sosta a Oea (l'odierna Tripoli), dove si imbatte in
Ponziano, suo vecchio compagno di studi. Costui lo trattiene offrendogli
ospitalità. La madre di Ponziano, Emilia Pudentilla, è vedova, non bella, ma
particolarmente benestante. Pudentilla vuole sposarsi con Apuleio, perché
fidato amico e, in quanto filosofo, indifferente alla ricchezza. Apuleio,
inizialmente ritroso, cede alle insistenze della donna unendosi in matrimonio.
Dì lì a breve, Ponziano muore e i parenti di Pudentilla, per timore di perdere
la ricca eredità, accusano Apuleio di aver sedotto la vedova con incantesimi e
magie per estorcerle l’eredità. Fu così avviato un processo a suo carico, celebrato
a Sabratha, in Tripolitania, di fronte al proconsole romano Claudio Massimo, si
suppone tra la fine del 158 e gli inizi del 159. Per questo processo, Apuleio
rischiò la pena capitale, in osservanza della “lex Cornelia de sicariis et veneficis” emanata dal dittatore
Silla. Anche grazie all'orazione difensiva, poi pubblicata col titolo di
Apologia o "Pro se de magia", già citata prima, Apuleio viene assolto,
come si può pensare dal tono trionfale della stessa. Negli ultimi suoi anni per
merito delle sue pubblicazioni, Apuleio riscosse grande fama di filosofo
platonico. Egli non fu solo il celebre autore delle “Metamorfosi”,
opera altrimenti nota come “L’asino d’oro”. La sua fu soprattutto una figura
estremamente moderna che interpretò in modo esemplare la società e la cultura
del suo tempo. Si può dire che fu soprattutto una figura d’intellettuale
pubblico, quasi un moderno “opinion leader” che ebbe larga fama come brillante
e ricercato conferenziere. In questo contesto si colloca l’episodio più
clamoroso della sua vita: il processo con l’accusa di magia, che lui avrebbe
utilizzato per impadronirsi della dote e circuire Pudentilla. Questo episodio
che risulta il più avvincente e mondano caso di cronaca dell’antichità, divenuto
un altrettanto celebre caso giudiziario, torna sulle scene nella forma di
teatro didattico per divulgare presso i giovani d’oggi il mondo etico e civile
dell’antichità.
Vito Piepoli