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Nino Ingaramo - Poirino - pagina dei Pezzi da 90

Il falegname e la plastica (la storia di Pino)

L'aveva sempre odiata lui, la plastica. Per la sua fragilità, per la sua assenza di ani-ma, per la sua freddezza. È con questi radicati e sani princìpi che si chinò a raccogliere il giocattolo, caduto dal tavolo direttamente sul pavimento. Rotto, naturalmente, perché di plastica: rotto in tre pezzi.
Giorgio, il nipote, unico e legittimo proprietario del trenino, schiuse dapprima le lab-bra in una "ohh" di pieno stupore, poi ne piegò in basso gli angoli e successivamente, con perfetto e già conosciuto automatismo, scoppiò in un pianto sonoro, dirompente.
«No, Gigi, non ti arrabbiare, il nonno te lo aggiusta subito!». Poi si pentì di aver pro-nunciato quelle parole: la riparazione avrebbe richiesto un notevole impegno sia in manualità, sia in creatività.
Ma mentre i lacrimoni scemavano, il progetto di restauro stava già prendendo corpo. Una piccola staffa di metallo, tre viti piccole ed un'anima di legno: ecco gli ingredienti per guadagnare cento punti da tradurre in coccole e baci.
Lasciò Gigi alla nonna e scese in garage.
Nell'angolo lontano scovò una vecchia radice di pino. Ne segò un pezzetto, lo squa-drò, lo piallò, lo lisciò fin quando riuscì ad ottenere l'esatta dimensione. Poi con una serie di piccole sgorbie lo sbozzò, incise il contorno del volto, scavò gli occhi, modellò le guance, lo carteggiò e lo rifinì ben bene, fino a sentirsi orgoglioso del proprio operato. Ne adattò la base presentando il "pezzo" sui frammenti di plastica e fissò il tutto con la staffa e le vitine, finché ne ottenne una cosa sola. Un lieve profumo di resina, gradevolissimo, aveva raggiunto le sue narici ed invaso anche quel piccolo spazio dove stava momentaneamente lavorando. Distese sopra al "macchinista" un velo bianco di vernice acrilica e, aiutandosi con il phon e gli smalti per unghie della nonna, gli evidenziò i tratti del volto e gli colorì le gote. Con un piccolo pennarello nero segnò i capelli e tracciò due piccoli archi per le sopracciglia. Poi di nuovo il phon e via di corsa su per le scale, nell'alloggio al primo piano.
«Gigi, chiudi gli occhi che il nonno ha una sorpresa per te!». Il pupo, credendo di non esser notato, sbirciò goffamente tra le palpebre socchiuse: il nonno, accovacciato di fronte a lui, aveva le mani serrate a conchiglia, a protezione di chissà che cosa...
Improvvisamente le dischiuse e, come per incanto, apparì da quelle grosse valve, il rinato trenino di fragile, inanimata, fredda plastica. Ma stavolta lo guidava un nuovo macchinista. Il suo nome? Ma Pino, naturalmente!

Nino Ingaramo










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