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SANITA' - 29/09/2010CRONACA

Gli infermieri minacciano la ribellione

Appello al presidente della Regione Roberto Cota perché sblocchi le assunzioni nella sanità. Lo rivolge il sindacato degli infermieri Nursing Up, dicendo che la sanità è al limite della paralisi, che le aziende sanitarie violano regolarmente la legge in materia di lavoro e sicurezza per la carenza di personale. La minaccia è di appoggiare eventuali azioni legali degli infermieri nei confronti delle aziende sanitarie.
«Mi rendo conto che la nostra può apparire come una richiesta perentoria, ma la situazione lavorativa in cui si trovano i colleghi infermieri – spiega il segretario regionale del Nursing Up, Claudio Delli Carri – non permette ulteriori indugi. O la Regione comprende che lo sblocco delle assunzioni è vitale, o noi infermieri siamo pronti a ricorrere all’unico strumento che ci rimane, quello di fare causa alle aziende per il continuo sforamento dell’orario di lavoro, per l’eccessivo ricorso agli straordinari e per le infrazioni alle normative sulla sicurezza. E siamo convinti che ogni tribunale darà ragione agli infermieri che denunceranno le aziende».
«Ci dispiace che a pagare, nel caso di un contenzioso sugli orari di lavoro, siano i direttori delle aziende sanitarie – aggiunge Delli Carri - ma la situazione negli ospedali non è più tollerabile. Il rischio è la paralisi totale. Ci sono reparti, in alcuni ospedali, con trenta letti e un solo infermiere per tutta la notte. E’ una condizione possibile? Non si può andare aventi così. E’ necessaria una delibera della Regione che spieghi come uscire da questa situazione e che disponga lo sblocco. Noi abbiamo più volte provato a chiedere lumi, ma non riceviamo alcuna risposta. Comprendiamo la necessità di riorganizzazione dell’apparato sanitario, ma per questo non si può tralasciare l’obiettivo che è la tutela del malato, ogni giorno, già adesso.
Ci si deve rendere conto che il legame tra infermieri e paziente è strettissimo. E che a un aumento sconsiderato dei carichi di lavoro sugli infermieri, lo dice qualsiasi manuale sul risk managment, aumenta l’usura della persona, il rischio di ammalarsi e si incrementa il decadimento della prestazione offerta. Tutto ciò lo pagano sulla loro pelle i cittadini, i malati. Questo non deve accadere. Perché noi abbiamo la responsabilità di garantire in qualità e quantità la nostra prestazione nei confronti delle persone che loro malgrado si trovano in ospedale. Invitiamo i Collegi Ipasvi del Piemonte a pronunciarsi su questo argomento, visto che la loro funzione è di prima garanzia della professionalità degli infermieri verso i pazienti».

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