Appello al presidente della
Regione Roberto Cota perché sblocchi
le assunzioni nella sanità. Lo rivolge il sindacato degli infermieri Nursing
Up, dicendo che la sanità è al limite della paralisi, che le aziende sanitarie
violano regolarmente la legge in materia di lavoro e sicurezza per la carenza
di personale. La minaccia è di appoggiare eventuali azioni legali degli
infermieri nei confronti delle aziende sanitarie.
«Mi rendo conto che la nostra
può apparire come una richiesta perentoria, ma la situazione lavorativa in cui
si trovano i colleghi infermieri – spiega il segretario regionale del Nursing
Up, Claudio Delli Carri – non
permette ulteriori indugi. O la
Regione comprende che lo sblocco delle assunzioni è vitale, o
noi infermieri siamo pronti a ricorrere all’unico strumento che ci rimane,
quello di fare causa alle aziende per il continuo sforamento dell’orario di
lavoro, per l’eccessivo ricorso agli straordinari e per le infrazioni alle
normative sulla sicurezza. E siamo convinti che ogni tribunale darà ragione
agli infermieri che denunceranno le aziende».
«Ci dispiace che a pagare,
nel caso di un contenzioso sugli orari di lavoro, siano i direttori delle
aziende sanitarie – aggiunge Delli Carri - ma la situazione negli ospedali non
è più tollerabile. Il rischio è la paralisi totale. Ci sono reparti, in alcuni
ospedali, con trenta letti e un solo infermiere per tutta la notte. E’ una
condizione possibile? Non si può andare aventi così. E’ necessaria una delibera
della Regione che spieghi come uscire da questa situazione e che disponga lo
sblocco. Noi abbiamo più volte provato a chiedere lumi, ma non riceviamo alcuna
risposta. Comprendiamo la necessità di riorganizzazione dell’apparato
sanitario, ma per questo non si può tralasciare l’obiettivo che è la tutela del
malato, ogni giorno, già adesso.
Ci si deve rendere conto che
il legame tra infermieri e paziente è strettissimo. E che a un aumento
sconsiderato dei carichi di lavoro sugli infermieri, lo dice qualsiasi manuale
sul risk managment, aumenta l’usura della persona, il rischio di ammalarsi e si
incrementa il decadimento della prestazione offerta. Tutto ciò lo pagano sulla
loro pelle i cittadini, i malati. Questo non deve accadere. Perché noi abbiamo
la responsabilità di garantire in qualità e quantità la nostra prestazione nei
confronti delle persone che loro malgrado si trovano in ospedale. Invitiamo i
Collegi Ipasvi del Piemonte a pronunciarsi su questo argomento, visto che la
loro funzione è di prima garanzia della professionalità degli infermieri verso
i pazienti».