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BEINASCO - 01/02/2010INTERVISTE

Free Voices, 60 voci libere per far conoscere e amare il gospel

Gabriella Serravalle

Free Voices, in italiano Voci Libere, un nome che richiama le radici del gospel, nato come canto di gioia e di liberazione dalle catene della schiavitù. Il Free Voices Gospel Choir nasce nel 1997 a Beinasco, per iniziativa di un gruppo di volontari decisi a sperimentare il canto corale come strumento aggregativo e d'impegno sociale. Partito da un nucleo di trenta elementi, il gruppo si è ampliato fino a raggiungere l'attuale formazione di 60 coristi, tre ballerini e una band di cinque musicisti che accompagna dal vivo ogni spettacolo. Tante voci dunque, ognuna diversa come diverse sono le esperienze, la storia e il sentimento religioso di ciascuno dei coristi, eppure un unico canto animato dalla passione comune per un modo di fare musica che vuole essere in primo luogo messaggio di fede e di speranza.
Il Free Voices si è impegnato in oltre duecento esibizioni sostenendo e facendosi promotore di numerose iniziative di solidarietà. Un tour ricco di incontri e contatti che hanno determinato la crescita umana e artistica del gruppo. Queste esperienze, così come il contatto continuo con i diversi gruppi di volontari cui il coro ha offerto il suo appoggio, hanno contribuito a formare la personalità del Free, vicina alla più antica tradizione del gospel e allo stesso tempo tesa alla ricerca di nuove sonorità.
La scelta del repertorio segue questa linea, proponendo brani che spaziano dai cosiddetti Traditional (Amen, Oh happy day), a composizioni recenti e di forte impatto ritmico (I will dance, Worthy). Il percorso musicale è raccolto in tre lavori discografici, "live" ed interamente autoprodotti: "High and Lifted up" (ottobre 2005); "Gospel, According To Free Voices, Featuring Cheryl Porter" (giugno 2002); "Free" (settembre 2000).
A queste incisioni si aggiungono: la partecipazione alla compilation "Gospel Explosion" con il brano "Glory to God Almighty" e la partecipazione alla compilation "Milano Gospel Festival 2006" con il brano "Jesus I love calling your name" cantato insieme a Bob Singleton.
Laura Robuschi beinaschese è la vulcanica direttrice del coro: «Abbiamo appena ultimato un grande progetto che è la realizzazione del nostro quarto cd : “The reason we sing”, un impegno lungo un anno che abbiamo potuto presentare durante il nostro tour natalizio conclusosi il 6 gennaio al Teatro Bertolino con il concerto benefico per raccogliere fondi per la Sla. Un lavoro che ci rappresenta molto perché racconta in musica gli ultimi cinque anni di attività del coro. Anni di incontri e di collaborazioni con alcuni dei maggiori esponenti della musica gospel internazionale, primo tra tutti il nostro maestro Bob Singleton di New York, recentemente scomparso, al quale il cd è dedicato. Il futuro non ci vedrà fermi ma tesi a progettare nuove interessanti opportunità di crescita per la nostra formazione, sia a livello musicale che umano. Stiamo organizzando l’undicesima edizione di Gospel sotto le Stelle che ormai è diventata un punto di riferimento nazionale per il settore».
Ma come e perché tante persone oggi decidono di far parte di un coro gospel? Laura Robuschi: «Il canto corale è da sempre un fortissimo mezzo aggregativo. La musica gospel, così come tutta la musica black ha in sé una forza incredibile. Gospel significa Vangelo e quindi alla sua incredibile e innata energia unisce anche contenuti profondi e significativi. I mass choir come il nostro accolgono coloro che hanno passione per la musica e desiderano esprimerla in un ambiente professionale ma al tempo stesso familiare, dove i valori umani come amicizia e solidarietà sono componenti importanti. Per inserirsi nel nostro gruppo, come in tutti i cori occorre essere intonati,ma soprattutto avere passione per la musica e voglia di mettersi seriamente in cammino per fare un’esperienza che è indubbiamente impegnativa ma estremamente gratificante. Spesso nelle attività del coro e più in generale dell’associazione viene coinvolta l’intera famiglia e non solo il semplice corista».
Elisa Fabian è una delle bravissime soliste del gruppo: «Il nostro coro si diversifica da molte altre formazioni per la particolare apertura e disponibilità nei confronti di chi desidera esserne parte. Le audizioni si aprono ben due volte l’anno per permettere nuovi ingressi. Si tratta di un impegno significativo da parte del direttore che deve mettersi a disposizione della formazione dei nuovi elementi ma in stile con quello che è lo spirito di accoglienza tipico dei mass choirs che cantano gospel. Le soddisfazioni sono molteplici: a livello musicale abbiamo collaborato con tantissimi artisti e molte formazioni italiane.Sul lato umano siamo fedeli al motto di “Musica e Solidarietà”. La gran parte dei nostri concerti hanno una finalità benefica e ci permettono di incontrare sempre nuove realtà che hanno bisogno del nostro aiuto. La felicità di potersi sentire utili e di poter fare sentire meno sole tante associazioni che lavorano per il bene comune, di poter dare voce a chi tanto spesso lavora nel silenzio ci rende orgogliosi e motiva il nostro cammino musicale rendendolo degno di essere vissuto».
Ma qual è la soddisfazione più grande che spinge così tante persone a far parte del coro e dell’associazione? Laura Robuschi: «La soddisfazione più grande è la luce negli occhi dei miei ragazzi quando cantano, una luce fatta di entusiasmo e di calore. Ognuno di loro ha un vissuto personale alle spalle, una motivazione differente. Sono estremamente diversi tra di loro, per età, per conoscenze musicali, per esperienze di vita, ma in quel momento sono veramente tutti insieme, uniti per un unico obiettivo. La forza che si percepisce e si raccoglie quando si è lì davanti potrebbe accendere un reattore nucleare. La gente questo lo percepisce nettamente. Ecco che cosa rende speciale un concerto del Free. E poi il rapporto con il pubblico fondamentale nei nostri concerti. Non cantiamo per noi stessi, per compiacerci, ma per instaurare un dialogo con chi ci ascolta. E’ portare un messaggio, è fare comprendere quale grande responsabilità sia cantare il Vangelo e cantare la musica afro-americana che racconta la storia di un popolo travagliato e oppresso che ha trovato la sua libertàperdendo le sue radici. Con umiltà e passione cerchiamo di portare chi ci ascolta a comprendere la forza della musica gospel attraverso la gioia delle sue note o l’intensità dei brani lenti o il forte sentimento dei grandi traditional e con tempi e modalità differenti la gente comprende quando ci si pone con garbo, con sincerità ed energia. Ogni concerto termina con il pubblico in piedi, dalla grande piazza alla piccola chiesa di montagna. Ormai siamo a quasi 400 date».
Il Free Voices Gospel Choir fa capo all'Associazione No Profit "Voci Libere" .
L’associazione partita con un numero di circa 30-40 iscritti ora conta 120 soci attivi e oltre 100 soci simpatizzanti .Giorgio Meinardi ne è il presidente, Michele Picco il vicepresidente.
Meinardi: «Nata nel 1999, due anni dopo la costituzione del coro, l’associazione ha come scopo principale la promozione culturale sul territorio e la esplica principalmente attraverso l’attività concertistica del coro e la produzione di quattro cd musicali, un video e un dvd. Ma anche attraverso la promozione di numerosi eventi. Il principale è “Gospel sotto le stelle”, giunto alla XI edizione. Poi il Free And Friends, giunto alla terza edizione, che raccoglie le migliori formazioni gospel italiane in una kermesse musicale, la produzione di musical, la promozione di workshop, seminari e incontri con insegnanti di canto rivolti agli associati e al pubblico esterno. L’insegnamento e la divulgazione nelle scuole della musica afro-americana, l’organizzazione di grandi eventi culturali legati a grandi cause di solidarietà».
Chi desiderasse saperne di più può contattare il coro: www.freevoicesgospel.com oppure www.myspace.com/freevoicesgospelchoir, infofreevoices@gmail.com, tel. 339-54.666.92. Su Facebook con una pagina e un gruppo.



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