
Si erano insinuati nell'amministrazione di un'impresa del torinese per sottrarle ogni sua attività.
Non c'è più rispetto per nulla, neanche per la crisi. Un tempo andavano di moda i ladri gentiluomi, i Robin Hood, i mascalzoni in calzamaglia che rubavano ai ricchi per dare ai poveri. E se proprio i soldi non li davano ai poveri e se li tenevano per sé, perlomeno facevano lo sforzo di rubare ai ricchi, non a chi stava messo peggio di loro e faticava a tirare avanti.
Persino i briganti che nel '700 pullulavo per le strade piemontesi, erosi dalla fame e senza un quattrino in tasca, a volte si comportavano meglio.
Ora, possiamo dirlo, siamo davvero al fondo del barile. Stiamo raschiando l'impensabile.
L'azienda vittima di questo strano caso di estorsione versava in grandi difficoltà finanziarie ed era il bersaglio perfetto per poter succhiare soldi senza dare troppo nell'occhio, perché gli autori avevano pensato a tutto, rivendendo gli ultimi beni residui e sottraendo le ultime attività rimaste. Il proprietario, ignaro di tutto, avendo difficoltà di liquidità con le banche, aveva accettato di buon grado i soci che sembravano voler inserire denaro contante nell'impresa. Una manna piovuta dal cielo, pareva in un primo momento. Poi la drammatica scoperta: ai nuovi soci dell'azienda importava poco; la loro priorità era ottenere il massimo ricavo possibile, vendendo e svendendo quello che rimaneva.
L'imprenditore, inconsapevole, ha così incontrato sulla sua strada una vera e propria associazione a delinquere specializzata nello "svuotamento" delle imprese. Il principale imputato è un uomo cinquantenne di origine campana, con cui cooperavano un commercialista romagnolo e altri quattro soggetti.
Il gruppo si era presentato all'imprenditore promettendo iniezioni di liquidità, un aiuto di un commercialista di fiducia e un piano di risanamento industriale che, all'apparenza, doveva salvare l'impresa dalla crisi.
Il reale intento della banda era però un altro: spogliare di tutti gli averi l'azienda in cui erano riusciti a infiltrarsi. In poco tempo, utilizzando anche comportamenti intimidatori e sempre più aggressivi, gli uomini avevano estromesso l'amministratore dell'azienda e avevano iniziato a vendere alle società dei complici. In pochi mesi, sono stati venduti macchinari e altri beni per 4,5 milioni di euro, tra l'altro senza corrispondere il prezzo esposto in fattura.
L'imprenditore, vessato dai nuovi soci e messo in un angolo, ha però trovato la forza di reagire e denunciato il fatto alla guardia di finanza. Le intercettazioni telefoniche del Nucleo di Torino in collaborazione con la Compagnia di Susa, hanno permesso di mettere le mani sul gruppo criminale con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta ed estorsione.
Un membro della banda è però riuscito a sfuggire all'ordine di custodia cautelare e risulta ancora latitante.