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CARIGNANO - ore 10,38ATTUALITA'

Rivive il pane della carità

Si scrive cariton e si legge caritun, è un dolce antico e buono, povero come tutti i cibi di una volta, si presenta come una focaccia rotonda e piatta con glassatura o spolveratura esterna di zucchero, con un ripieno di uva fragola. Una zona ristretta della provincia di Torino, verso Pinerolo, in particolare i comuni di Piobesi Torinese, Carignano, Castagnole Piemonte, Lombriasco, Pancalieri, Virle Piemonte e Osasio, è la patria del cariton: qui probabilmente è nato, qui si è diffuso nella tradizione popolare, qui è ancora possibile trovarlo in qualche pasticceria che ripropone la ricetta originale.

Recentemente proprio il Comune di Piobesi ha chiesto all’associazione Progetto Cultura e Turismo Onlus di Carignano di svolgere una ricerca su questo dolce, per proporne l’inserimento nel Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino. Paolo Castagno e Fabrizio Chicco hanno setacciato la zona alla ricerca di testimonianze preziose. Documenti scritti che attestino l’antichità del cariton non ne sono stati trovati negli archivi comunali, ma molte testimonianze orali di anziani, che a loro volta le avevano apprese dagli avi, permettono di risalire almeno all’inizio del ‘900. Culla storica del dolce è il territorio di Piobesi, in particolare la borgata Tetti Cavalloni, poche case e un forno comunale del XVIII secolo di recente restaurato e reso di nuovo funzionante a uso della gente del posto, non soltanto per le occasioni di festa che richiamano visitatori come la Sagra del pane, celebrata a settembre.

Inizialmente il cariton veniva fatto con la pasta del pane avanzata, in qualche caso con l’aggiunta di burro, ma col tempo è diventato un vero e proprio dolce, per la cui realizzazione si usa un impasto di farina dolcificata. Una focaccia piatta formata da una base di pasta lievitata coperta da un altro strato di pasta, saldata ai bordi, dentro disposti a spirale i chicchi di uva fragola che durante la cottura rilasciano parte del loro succo, che si va a saldare con l’impasto. Esiste anche una versione in cui l’uva fragola viene sostituita dalle mele cotogne, ma la tradizione vuole proprio l’uva americana all’interno del cariton, facile da reperire in autunno nei boschi. Da qui la stagionalità di questo dolce, prodotto in autunno e nella prima parte derll’inverno.

Il nome invece ricorda i pani della carità, che chiese e confraternite distribuivano ai poveri nelle festività. Usanza questa diffusa ovunque, tanto che il cariton ha dei ‘cugini’ sparsi per il Piemonte: altri cariton esistevano a Guarente d’Alba, un dolce di forma diversa, o a San Damiano d’Asti, pane azzimo prodotto la domenica prima di Pasqua, a Portacomaro invece è conosciuto il caritin, distribuito la seconda domenica dopo Pasqua.

Restano nella cultura popolare modi di dire che ricordano questa pratica: a Osasio è ancora vivo il ‘fé balé la carità’, far ballare il pane della carità, ma anche ‘rampugnè la carità’, negare il dolce ai bambini dispettosi per darlo ai poveri, e a Carignano ‘fè la carità dl’nvern’, cioè fare la carità nel periodo più difficile dell’anno.

Il cariton veniva cotto inizialmente nei forni signorili, poi si passò a quelli comunali, che dal 1700 cominciarono a popolare frazioni e borgate e dove gli abitanti andavano a cuocere pane, grissini, dolci e biscotti una volta la settimana o una volta al mese. Nel ‘900 si passò poi all’uso di utilizzare i forni delle panetterie, dove le massaie portavano l’impasto del cariton, preparato a casa, per la cottura. Il sindaco di Osasio Marco Lomello racconta che in paese questo uso si è protratto fino agli anni ’60.


La ricetta del cariton

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