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TORINO - 23/11/2009CRONACA

Traditi dalla Punto rossa: 2 tossici in carcere per tentato omicidio

Avevano trovato un ottimo metodo di autofinanziamento, Massimo Lo Porto (37 anni) e Francesco Perillo (34), i due pregiudicati astigiani accusati del tentato omicidio di Abdou Silasoli: servirsi di un pretesto per caricare in macchina un piccolo spacciatore e sottrargli soldi e droga. Ma, alla prova dei fatti, il «sistema» si è rivelato imperfetto. Il passaggio dalla teoria alla pratica è avvenuto sabato 10 ottobre, quando i due uomini hanno contattato Silasoli, un ventenne spacciatore centroafricano, fingendosi interessati ad acquistare della droga. Hanno fissato un appuntamento servendosi di un telefono cellulare, quello di Perillo; sono partiti da Asti e, arrivati a Torino, hanno richiamato servendosi di due diverse cabine telefoniche. L’incontro è avvenuto dalle parti di via Bologna. Lì, lo sprovveduto spacciatore è salito in macchina. Alla guida c’era Perillo; Lo Porto sedeva sul sedile posteriore. Il «piano» è scattato poche decine di metri dopo, in via Cravero, ma le cose non sono andate come previsto: la vittima non aveva con sé né soldi, né – questo, almeno, quanto si è potuto accertare nel corso delle indagini - droga, e il fendente infertogli al lato destro del collo con un lungo coltello non è risultato letale. Merito del caso, certo: quel pomeriggio del 10 ottobre, in via Cravero, dove Silasoli è stato scaricato, ferito, da una macchina in corsa verso via Pergolesi, c’era qualche testimone, e persino un infermiere professionale fuori servizio. Proprio le cure dell’infermiere e il tempestivo intervento dei soccorsi – il ferito è stato immediatamente trasportato all’ospedale Giovanni Bosco, dove, operato d’urgenza, è stato dichiarato in pericolo di morte e ricoverato in prognosi riservata - hanno permesso al ragazzo di salvarsi.
Nelle tasche della vittima, incosciente al momento del trasporto in ospedale, gli inquirenti hanno trovato documenti, pochi spiccioli e un telefono cellulare, la cui rubrica ha permesso di stilare una lista di sospetti, quasi tutti tossicodipendenti residenti nella zona di Asti. Poi, l’incrocio di questo elenco con gli unici, incerti, dati forniti dai testimoni – in disaccordo sul modello della vettura in fuga, ma concordi nell’indicare una Fiat rossa, e certi della presenza di due uomini «bianchi» a bordo - ha permesso di risalire a Massimo Lo Porto, proprietario di una vecchia Fiat Punto rosso bright, irreperibile al momento delle indagini. Lo scorso 4 novembre, condotto in questura e interrogato, l’uomo è stato incapace di giustificare la «misteriosa scomparsa» della sua automobile.
Dalla confessione in seguito resa da uno dei due accusati, risulta che gli uomini si sono liberati di arma del delitto e abiti utilizzati nel tentativo di rapina del 10 ottobre; gli inquirenti ritengono altamente probabile che alla vecchia Punto rosso bright che collocava Lo Porto e Perillo in cima alla lista di sospetti sia toccata la stessa sorte.

Fabrizio Fulio Bragoni


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