
A un anno di distanza dall’ormai storica incoronazione del logo vincitore di Palazzo Lomellini, possiamo tirare le somme su una scelta che ha fatto discutere non solo per le vie di Carmagnola, ma anche e soprattutto su internet, dove il popolo dei grafici e dei designer si è mosso compatto contro il logo premiato.
C’era chi diceva che il logo fosse da tenere. C’era chi diceva che il logo fosse da squalificare. Chi, a metà strada, sosteneva che "sì, va bene, teniamolo" ma quelle macchie rosse proprio non gli piacevano.
C’era infine una quarta categoria di persone, quella più diplomatica, che sosteneva che -indipendentemente dalla bellezza del logo- l'importante era come quello scarabocchio sarebbe stato usato in futuro.
Be’, a un anno di distanza, possiamo finalmente rispondere a quel quarto gruppo di persone, e possiamo dir loro che in effetti il logo avrebbe potuto essere usato meglio. "Perché?" si chiederanno i lettori. "Come è stato usato nel frattempo il logo Lomellini?"

Di modifiche tecniche, come prospettato da molti, non ve ne sono state: il logo è esattamente come quello originale creato da Matteo Picozzi, una L maiuscola bianca che va a riempire alcuni pallini rossi di quel che sembra uno shape di Photoshop.
Il logo svetta austero anche sul sito istituzionale del Palazzo creando lo straniante effetto di un rettangolino bianco sporcato di rosso in un immenso campo grigio. Insomma, un logo appiccicato in malo modo con un sito che purtroppo non gli rende giustizia.
Voto negativo, dunque, sull'utilizzo nel web, quasi a fare da contrappasso alle critiche giunte proprio da quel settore della comunicazione.
Meglio, decisamente meglio, nelle esposizioni a Palazzo, dove il logo "lomellino" svetta sempre a grandi dimensioni.

E che dire dell'originalità tanto messa in discussione?
Sono passati più di dodici mesi dal giorno della premiazione e qualche curiosità è doveroso segnalarla. A quanto pare, infatti, il logo incriminato è comparso in qualche sua declinazione alternativa in giro per l'Italia.
Un vero e proprio logo ispiratore da cui pare molti altri abbiano preso spunto. Ad esempio, senza andare troppo lontano e senza scomodare siti ungheresi, le somiglianze con il logo della neonata GruRadio di Grugliasco sono molte, così come sono forti le somiglianze con il logo di un medicinale per il "riequilibrio della flora intestinale".
Una piccola variazione di colori e di prospettive e il logo eccolo lì. Praticamente uguale. Nessuna accusa di plagio, sia chiaro. Le differenze sono molte e riconoscibili ad una prima ed immediata occhiata. Semmai, quella che è in discussione, è l'originalità che, come dice il vocabolario De Mauro Paravia, è la
"qualità di ciò che è originale, non imitato da un modello preesistente".
Sì, questo lo possiamo dire: né le pastiglie per la flora batterica e né il centro commerciale (e nemmeno il Palazzo Lomellini, se è per questo) hanno brillato per originalità, dote evidentemente assai rara.
Fabio Casalis