Vittorio Sgarbi, “da Giotto a Morandi” per celebrare 25 anni di Fondazioni bancarie - MOSTRE/EVENTI - Pagina


Vittorio Sgarbi, “da Giotto a Morandi” per celebrare 25 anni di Fondazioni bancarie


Perugia propone fino al 15 settembre 2017 a Palazzo Baldeschi un viaggio lungo sette secoli di arte con tesori d’arte provenienti dai cavò delle Fondazioni bancarie: "da GIOTTO a MORANDI” per celebrare i 25 anni delle Fondazioni di origine bancaria nate dalla Legge Amato che scorporava le attività assistenziali e di promozione culturale da quelle attinenti al credito e la finanza.

Nel presentare l’iniziativa il professor Vittorio Sgarbi che ne è il curatore ha dichiarato: ”Non chiamiamola mostra, sarà come varcare le porte di un grande museo nazionale”, e aggiunge: “un patrimonio privato messo a disposizione del pubblico in un’ottica non privatista, ad integrazione di una attività culturale che i musei pubblici nazionali non potrebbero permettersi”. L’evento espositivo ripercorre attraverso sei sezioni e con l’esposizione di cento opere famose eseguiti da maestri, noti o meno noti, ad iniziare da Giotto - l’artista che ha rinnovato la pittura - a Giorgio Morandi - guidato da una sorvegliatissima coscienza formale - fu capace di infondere una solennità pacata e austera ai semplici oggetti del quotidiano. Il richiamo espositivo viene fatto attraverso la stupenda tela eseguita nel 1495 da Matteo da Gualdo ”Madonna Assunta tra San Tommaso e San Sebastiano”, e riprodotta anche sulla copertina del catalogo (italiano/inglese) curato da Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale pubblicato da Fabrizio Fabbri Editore. La rassegna è promossa dalla Fondazione Cassa Risparmio di Perugia e organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte, e realizzata con l’importante contributo di Unicredit, la società che ha assorbito la Banca dell’Umbria, della quale la Fondazione deteneva la proprietà. Tutto questo avviene per celebrare i 25 anni dalla nascita delle Fondazioni bancarie che in questo lasso di tempo si sono prodigate per conservare e valorizzare l’ingente patrimonio artistico italiano, attraverso l’acquisto, recupero, restauro, valorizzazione di opere d’arte, molte di queste presentate nel percorso espositivo perugino sarebbero andate disperse.
















La mostra si apre con un prezioso tondo di “San Francesco d’Assisi realizzato nel 1315 da Giotto di Bondone, seguito dai tondi oro di Barnaba da Modena, del Maestro dei San Paolo Perkins e Beato Angelico. Seguono le opere di Matteo Civitali, Matteo da Gualdo, Perugino, Pinturicchio, Dosso Dossi, Filippo da Verona e Domenico Brusasorci. Nella seconda sezione troviamo le pale d’altare di Camillo Procaccini e Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone. Nella terza sala vengono mostrate le opere dei maestri del primo Seicento, influenzati dalla rivoluzionaria pittura di Caravaggio: Maestro della Flagellazione di Cesena, Antiveduto Gramatica, Rutillo Manetti, Simon Vouet, Guido Cagnacci, Giovanni Battista Caracciolo, Pietro Novelli, completano il percorso della sala due capolavori di Giova Battista Beinaschi, pittore “tenebroso” attivo tra Roma e Napoli, e Cecco Bravo, uno degli artisti più inquieti e bizzarri del Seicento fiorentino. Nella splendida sala delle Muse, fiore all’occhiello di Palazzo Baldeschi, accolgono il visitatore due dolci Madonne con il Bambino di Simone Cantarini, accanto alla “Lucrezia preordina il suicidio” di Guido Reni. Seguono il “Cristo e la Samaritana” del Guercino, il “Salvator Mundi” di Elisabetta Sirani, la “Sacra Famiglia” di Gian Domenico Cerrini, il “Vecchio con bottiglia da pellegrino e globo”, e globo di Pietro Bellotti e “l’Allegoria del tempo e della verità” di Pietro Liberi. La penultima sala presenta opere dei due maggiori interpreti della pittura barocca napoletana, Mattia Preti e Luca Giordano, che si fronteggiano con quelle di gusto classicista dei bolognesi Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini. Presente anche Il rococò veneziano ed europeo documentato da Giovanni Antonio Pellegrini e Pietro Balestra. La sesta sezione collocata nel Salone degli stemmi di palazzo Baldeschi presenta capolavori che vanno dal Settecento, alla metà del Novecento, da Gaspar van Wittel a Giorgio Morandi, offrendo al pubblico un’ampia panoramica sui soggetti affrontati dagli artisti. L’Ottocento annovera opere di Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Pelizza da Volpedo. Il Novecento inizia con opere di Angelo Morbelli, seguito da Medardo Rosso, Felice Carena, Filippo de Pisis, infine una “Natura morta” del 1941 eseguita da Giorgio Morandi.
















Il lungo viaggio attraverso sette secoli di arte si conclude con due splendidi gessi di Quirino Ruggeri, e un dipinto del 1934 di Carlo Carrà e due tele dedicate al paesaggio umbro di Gerardo Dottori.

Gianfranco Piovano