domenica 22 ott 2017
ultimo aggiornamento ore 13.57
CRONACA
ATTUALITA'
INTERVISTE
SPORT
pagina BiancoNera
HANNO DETTO...
L'INTERVENTO DI...
tsunami
pagina dei libri
pagina dell'Arte
pagina della musica
pagina del cinema
pagina della salute
pagina del gelato
pagina delle ricette
pagina delle aziende
pagina degli annunci
pagina dei soldi
pagina degli astri
pagina dei Pezzi da 90
pagina dei concorsi
pagina di Google
pagina del cane Vidar
photogallery
Cerca su Pagina:

Area Utenti
Commenta i nostri articoli:
Username:
Password:
NAPOLI - 21/05/2015pagina della musica

Keith Jarrett il pianoforte come prolungamento dell’anima

di Pier Luigi Fuggetta


Tutto esaurito e trionfo annunciato al Teatro San Carlo di Napoli, lunedì 18 maggio, per l’unica data italiana di Keith Jarrett in un concerto per piano solo. L’artista ha festeggiato da poco il suo settantesimo compleanno (l’8 maggio). Per l’occasione, la Ecm Records ha pubblicato due suoi nuovi dischi: uno di jazz intitolato “Creation” e l’altro, di classica, con musiche di Barber, Bartók e dello stesso Jarrett.

Il concerto di Napoli è stato di due set di circa un ora l’uno, in cui quell’omino gracile ma dalla potenza spirituale immensa ha alternato brani intimisti e lirici con pezzi dalla cadenza free jazz, virando verso il blues e una fuga di Bach.

Rientrato dopo la pausa del primo set, chiede al pubblico “non fotografatemi, fatemelo come regalo di compleanno”. Dopo il terzo brano (dolcissimo) improvvisamente va via. Il pubblico è perplesso, sul palco arriva il suo manager a tranquillizzare tutti: “è andato in bagno”, precisa. Torna Jarrett ed esegue altri quattro brani. A questo punto il concerto è ufficialmente finito. Dopo scroscianti applausi, Jarrett torna sul palco e concede ben quattro bis.

Il pubblico in visibilio, rispettoso delle raccomandazioni del pianista di Allentown, dopo 2 ore e 20 di pura improvvisazione, lascia così il teatro, appagato e felice. Ancora una volta, Keith Jarrett è riuscito nel “miracolo” di descrivere, coi suoni usciti dal suo Steinway 440 gran coda, “un arcobaleno dopo il temporale”, “la fine di un amore” e “il sorriso di un bambino”, dipingendo con una tavolozza di colori, con i suoi silenzi e le sue pause, il ritmo pulsante dell’universo.

Tecnica eccezionale, fraseggio e armonia da gran maestro.
È jazz? È classica? No: è Keith Jarrett.





Versione per stampa

Articoli correlati

REDAZIONE - PUBBLICITA' - PROMOZIONI - _ - Road Communication sas Editrice P.I. 09842050016 - Copyright © Pagina - All rights reserved
Powered by Blulab