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TORINO - 18/09/2013L'INTERVENTO DI...

I RISCHI DEI TRASPORTI NUCLEARI

Massimiliano Ferraro

I treni carichi di combustibile nucleare esausto che di tanto in tanto attraversano il Piemonte sono sicuri. Perché si dovrebbe pensare il contrario? Quelli che passano da altre parti invece...
Per dire, oggi dalla lontana Inghilterra è giunta notizia del deragliamento di un convoglio adibito al trasporto di materiale radioattivo. L'incidente, per fortuna senza alcuna conseguenza, è avvenuto lunedì pomeriggio nei pressi della stazione di Barrow, cittadina della contea di Cumbria (nord ovest dell'Inghilterra). Secondo quanto riportato dal quotidiano News Star, il treno che trasportava tre speciali container Castor (in inglese: Cask for Storage and Transport of Radioactive material) spediti nel Regno Unito dal Giappone, è uscito dai binari mentre procedeva a passo d'uomo. La ridotta velocità e soprattutto il fatto che in quel momento i contenitori fossero vuoti ha evitato che un banale incidente potesse trasformarsi in qualcosa di ben più grave.

Dodici viaggi infernali
Negli ultimi due anni, quattro treni nucleari sono partiti da Saluggia, in provincia di Vercelli, dove sono custodite circa il 70% delle scorie nucleari italiane, e sono sempre arrivati senza alcun problema alla centrale francese di La Hague. Altri otto treni partiranno prossimamente secondo i termini dell'accordo italo-francese per l’invio oltreconfine delle barre di combustibile irraggiato che alimentava trent’anni fa le centrali nucleari italiane. L'obiettivo è quello di consentire un trattamento speciale delle scorie, detto riprocessamento, ovvero la separazione dei prodotti di fissione minori dagli elementi più “desiderati” dalle potenze nucleari: l’uranio fossile, che può essere riutilizzato dai reattori di altre centrali nucleari, e il plutonio, necessario per la produzione di armi atomiche. Costo dell'operazione per l'Italia: 250 milioni di euro. Questi soldi non sono il prezzo da pagare per disfarsi definitivamente del nostro passato nucleare, ma bensì il costo di un “prestito”. Le scorie infatti, una volta trattate ritorneranno in Italia tra il 2020 e il 2025, ma aumentate di volume e senza che ne sia stata diminuita la radioattività. Per allora dovranno essere definitivamente alloggiate in un deposito che ancora non esiste e la cui ubicazione sul territorio italiano è ancora da trovare.

Ipotesi improbabili (?)
Un trasporto nucleare non è certo un carico di patate. Il timore che in seguito ad un incidente, a una calamità o ad un attentato terroristico, sostanze altamente radioattive possano disperdersi nell'ambiente è un evento che non si può escludere del tutto. Insomma, può anche succedere. Ma noi piemontesi, come già detto, non abbiamo al momento alcun motivo di dubitare che i trasferimenti che interessano la nostra regione siano condotti in assoluta sicurezza. Altrove invece...
Per dire, lo scorso gennaio, in Francia, un treno carico di uranio naturale impoverito è deragliato a causa di un guasto meccanico mentre faceva manovra nella stazione di Saint-Rambert-d'Albon. Proprietaria del carico era la multinazionale di Stato francese Areva, la stessa società che gestisce l'impianto di La Hague, destinazione dei treni nucleari in partenza da Saluggia. La Areva ha ammesso che l'ossido di uranio (U3O8), in forma di polvere, è un materiale radioattivo, aggiungendo in un comunicato di aver «immediatamente informato l'Autorité de sûreté nucléaire e la Prefettura della Drôme di questo evento». Un incidente che la società ha assicurato essere stato «senza conseguenze per la popolazione e l'ambiente».
Molto bene, abbiamo capito però che anche i trasporti nucleari francesi non sono immuni da pericolosi imprevisti. In Piemonte invece, per dormire sogni tranquilli, possiamo andare a leggere quello che scrivono le prefetture delle province interessate dal passaggio di questi treni speciali. Alla voce “Piano di comunicazione trasporti nucleari”, ad esempio, viene riferito che il trasferimento delle barre da Saluggia a La Hague «viene effettuato con il rispetto di rigorose specifiche misure di sicurezza e il rischio di incidente è ritenuto estremamente improbabile considerato il complesso delle precauzioni previste».
Capito? Mettiamo dunque al bando una volta per tutte la componente emotiva che l'atomo riesce a suscitare nell'opinione pubblica e non pensiamoci più. Certo, sul sito delle prefetture ci sarebbero da leggere anche le poche e sintetiche norme di comportamento da tenere in caso di emergenza, ma possiamo risparmiarci la fatica. Stiamo pur sempre parlando di ipotesi «estremamente improbabili», no?

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