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CARLO NESTI - 20/03/2013INTERVISTE

IBRAHIMOVIC NON TORNERA' ALLA JUVE

Parlando di Ibrahimovic e del suo desiderio di riportarlo alla Juventus, Pavel Nedved ha recentemente stuzzicato la fantasia di molti tifosi bianconeri in tema di calciomercato. Crede sia realmente possibile un ritorno dello svedese in maglia juventina, ovviamente attraverso la regia dell'ormai celebre Mino Raiola?

Il punto è proprio questo, nel senso che si tratterà di vedere se in sede di mercato, alla fine del campionato, sarà ancora salda la posizione della coppia Marotta-Paratici oppure se prenderà prestigio, potere o comunque una maggiore importanza un’altra coppia, formata da Nedved (che opera già in società) e dallo stesso Raiola (esternamente). I due sono legati da grande amicizia dato che il secondo, come noto, è stato per anni il procuratore del ceco. Dico questo considerando scontato, ovviamente, che Raiola non entrerebbe mai all’interno del club, ma agirebbe soltanto nella veste di “consulente esterno”. Credo che gli equilibri non cambieranno, e immagino che verrà concessa a Marotta e Paratici una giusta fiducia. Ancor più meritata se dovesse arrivare un altro scudetto, e indipendentemente dall’esito del cammino dei bianconeri in Champions League. Di conseguenza direi che Ibrahimovic, come assicurato recentemente dallo stesso Marotta, non arriverà.

Il vantaggio di nove punti accumulato dalla Juventus sul Napoli mette la Vecchia Signora in una posizione di relativa tranquillità in vista della conclusione dell'attuale campionato. A suo modo di vedere la lotta per la piazza d'onore della serie A riguarderà esclusivamente la squadra di Mazzarri ed il Milan?

La concorrenza non manca, visto che ci sono altre squadre che indubbiamente hanno credenziali maggiori rispetto a quanto mostrato nel recente passato. Mi riferisco alla Roma, che va molto meglio col nuovo allenatore piuttosto che con Zeman, e alla Fiorentina, che ha superato un momento delicato ed è tornata ad esprimersi ad alto livello. Però io credo che il duello per il secondo posto effettivamente sarà ristretto a Milan e Napoli. E penso che i rossoneri abbiano ottime possibilità di spuntarla.

Antonio Conte ha assicurato di voler restare alla Juventus anche per la prossima stagione. Ritiene possibile anche per lui un rapporto duraturo con il club bianconero come quello che si è instaurato in Inghilterra tra sir Alex Ferguson ed il Manchester United?

Nonostante la dichiarazione promettente di Conte, temo che le abitudini del nostro calcio non glielo consentano. Ne sarei felice, tra l’altro sarebbe anche la prima volta nella storia del campionato italiano.

Quindi…

Quindi non credo che Conte resterà tantissimo alla Juve. Direi che ci sarà sicuramente anche nella prossima stagione, però non penso che potrà andare oltre i tre, massimo quattro anni. Che non saranno mai paragonabili quantitativamente a quelli di Ferguson, così come alla totalità dei periodi diversi rispettivamente di Trapattoni e di Lippi. Questa d’altronde è un’epoca in cui si brucia tutto molto in fretta, non soltanto nel calcio.

In Italia, ultimamente, sono venuti alla ribalta giovani calciatori dal sicuro avvenire. Per citare due esempi indicativi in tal senso basta fare i nomi di Pogba ed El Shaarawy. Tra quelli meno reclamizzati, invece, le viene in mente il nome di qualcun altro in grado di seguire le orme dei coetanei più famosi?

In questo particolare periodo è fortunatamente più difficile individuare dei nomi, anche perché nel recente passato i pochi giovani in circolazione facevano un’anticamera troppo lunga prima di arrivare in prima squadra o addirittura in nazionale. Ora, invece, con la complicità della crisi economica siamo stati costretti a lanciarne molti in avanscoperta. El Shaarawy, per me, rappresenta una gradita sorpresa ad altissimi livelli. A parte questo giustificabilissimo momento di appannamento, la sua stagione è stata straordinaria. E’ un calciatore che si è dimostrato capace non soltanto di segnare sedici gol in campionato, ma anche di percorrere decine e decine di chilometri. E’ una punta modernissima, votata al sacrificio. Più che fare altri nomi preferirei lanciarmi in una previsione: se lo stesso El Shaarawy avrà la fortuna di non incorrere durante la carriera in grossi problemi fisici allora potrà entrerà nella storia del calcio italiano. Può diventare uno dei primi dieci calciatori italiani di sempre. Per la sua classe, per la sua capacità di essere nello stesso tempo cannoniere, trequartista e uomo tutto campo. E anche per quel requisito fondamentale che è la testa. E’ bello vedere la sua maturità in un giocatore così giovane. Io glielo auguro di cuore.

Lionel Messi si è recentemente aggiudicato il quarto Pallone d'Oro consecutivo. Ritiene siano corretti gli attuali criteri di attribuzione del trofeo, che premiano il miglior calciatore del mondo nel corso dell'anno solare?

Forse sarebbe necessario adeguarsi ad uno standard diverso, come è stato fatto in tanti altri settori su altri fronti. Per essere più credibile questo premio dovrebbe essere legato ad una stagione sportiva, quindi non al periodo che va da gennaio a dicembre ma a quello ricompreso tra luglio e giugno. Lo vedrei migliore se “allargato”, con uno sforzo di elasticità, anche a giocatori di altri ruoli. Non dovrebbe essere vincolante il fatto che quel determinato calciatore sia un giocatore d’attacco, che segni tante reti e che per forza il suo nome sia legato alla vittoria della propria squadra. Parlo di un trofeo più individuale e meno legato al reparto nel quale si gioca.

Le chiedo un pronostico secco sulla vincente in Champions League, ovviamente per gioco. Mi potrebbe indicare la sua favorita alla vittoria finale?

Non mi costa nulla. La scorsa estate avevo indicato il Napoli come la formazione che avrebbe potuto togliere lo scudetto alla Juve, e avevo pronosticato la stessa Juventus in grado di lottare sino in fondo per la Champions League. Ad essere sincero non avevo specificato cosa significasse questa mia previsione, se semplicemente arrivare in finale oppure vincerla. I tifosi bianconeri conoscono molto bene che razza di ostacolo sia la finale visto che la loro squadra, purtroppo, ne ha più perse che vinte. Una di queste ultime, poi, è legata a momenti atroci. Associo il pronostico ad una speranza. Dico che la Juve se può essere inferiore ad altre formazioni sul piano individuale, in questo momento è una delle migliori del mondo sul piano collettivo. Con un po’ di fortuna, evidentemente legata all’eliminazione di altri club dalla manifestazione, potrebbe vincere la coppa. Il mio al 40% è un pronostico, mentre al 60% è una speranza.

Lei è uno dei giornalisti più conosciuti ed apprezzati nel vasto panorama italiano. C'è un'esperienza in particolare, tra quelle vissute nel corso della sua carriera, che le è rimasta particolarmente nel cuore?

C’è un aneddoto curioso che mi riguarda, noto a diversi appassionati. In occasione della finale dei mondiali americani del 1994 tra Italia e Brasile, svoltasi a Los Angeles, mi era capitato di dover sostituire Bruno Pizzul nei primi istanti della telecronaca. Il collegamento era partito un quarto d’ora prima del calcio d’inizio, Bruno era stato chiamato in tribuna d’onore dall’allora presidente della Camera Irene Pivetti, che doveva consegnargli un messaggio augurale da parte del capo dello Stato da leggere all’inizio della gara. Lui, però, purtroppo aveva lasciato l’accredito in tribuna stampa e, quando era arrivato il momento di tornare nella sua postazione, trovò un ostacolo formato dalle inflessibili forze dell’ordine statunitensi che non lo lasciarono passare. Si rese necessario l’intervento di altre persone per liberarlo da quella sorta di trappola. Era toccato a me cominciare la telecronaca, coronando per almeno sessanta secondi quello che era stato sempre il mio massimo sogno da bambino: realizzare la telecronaca della finale di un mondiale.

Ve ne sono altri, oltre a questo?

Ricordo con gioia anche i tre campionati consecutivi vinti dalla nazionale Under 21 di Cesare Maldini. Sono stato veramente molto fortunato. Per loro sono passato come un portafortuna, in realtà è stato il contrario. Nel 1992, 1994 e 1996 ho vissuto momenti meravigliosi. Orgogliosamente mi piace ricordare, poi, che nel programma “I migliori anni” su Rai 1, condotto da Carlo Conti, è stato festeggiato un record che mi riguarda. In pratica, nella storia italiana siamo stati soltanto in due radio-telecronisti, il sottoscritto ed il grandissimo Nicolò Carosio, ad aver partecipato a due campionati del mondo vinti dall’Italia. A me è capitato nel 1982 e nel 2006, a chi è stato il mio modello da bambino nel 1934 e nel 1938. Lui era riuscito a seguire anche le due finali, io invece mi sono fermato alle semifinali. Questo primato era stato possibile perché nel 1982 ero il numero sei dei telecronisti, dato che ne avevo cinque davanti, mentre ventiquattro anni dopo non c’era più nessuno degli altri colleghi. O perché erano scomparsi, o perché erano andati in pensione.

Nella sua biografia, presente sulle pagine online del sito che le appartiene, ha raccontato di aver assistito da bambino alle partite disputate al vecchio "Stadio Comunale" sia dalla Juventus (in compagnia di suo padre) che dal Torino (con lo zio). Come è riuscito a rimanere imparziale nel suo lavoro di giornalista, visti i sentimenti che la legano (seppur in modo diverso) alle due squadre della città?

Imparziale in senso assoluto lo sono diventato grazie agli insegnamenti di mio padre. Da lui ho imparato a conoscere la cultura sportiva. Fin da bambino sono sempre stato portato a badare alla bellezza dello spettacolo a cui stavo assistendo prima che al fatto che potesse vincere una squadra piuttosto che un’altra. Significa apprezzare anche il valore degli avversari e rispettarli. A questo si è aggiunta l’opportunità di appartenere a un’epoca, parlo della metà degli anni Settanta, in cui la prima cosa che ti veniva detta quando entravi in un giornale era “da questo momento in avanti, se vuoi essere un buon professionista devi dimenticare il tifo”. A me lo disse anche il mio vice direttore, poi diventato direttore di “Tuttosport”, Pier Cesare Baretti. Allora non esistevano i giornalisti schierati, veniva apprezzata la capacità di essere equidistanti dalle parti. I tempi poi sono cambiati, ora ritengo che sarebbe bello se fossero compresenti le due figure: con funzioni ovviamente differenti offrirebbero dei grossi vantaggi editoriali alle televisioni che realizzano talk show di questo genere.

Thomas Bertacchini


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