Nella scorsa stagione il mantra ripetuto
sino alla nausea da Antonio Conte
recitava, più o meno, queste parole: "Ricordiamoci da dove siamo
partiti". Già, ma da dov'era partita la Juventus? Il suo viaggio era
ripreso dopo il terremoto calcistico provocato dagli eventi di Calciopoli, ed
era diventato ancor più complicato a causa delle scelte operate dal club nel
periodo immediatamente successivo l'estate del 2006. Molte delle quali, col
trascorrere del tempo, si sono rivelate sbagliate.
Poi è arrivata la svolta positiva,
coincisa con l'insediamento a Torino del tecnico leccese e di alcuni giocatori
che hanno contribuito alla sua rinascita. Conquistato lo scudetto al primo
tentativo, il mondo juventino aveva coltivato per qualche giorno la speranza di
aggiungere in bacheca anche una Coppa Italia. Oltre agli effetti pratici,
l'impresa avrebbe provocato non pochi sussulti al cuore dei sostenitori di
Madama: in caso di successo nella finalissima contro il Napoli - infatti - la Juventus
avrebbe ripetuto l'impresa già compiuta nella stagione 1994/95, all'epoca in
cui Marcello Lippi era stato
ingaggiato dalla Triade.
Svanito questo sogno, una volta
conquistata la Supercoppa Italiana è iniziato l'attuale campionato, con il
pronostico degli esperti del settore che aveva il sapore di un verdetto:
Juventus favorita, così tanto da non trovare una vera e propria rivale nella
corsa al titolo. A questo punto bisognava soltanto capire sino a dove si
sarebbe potuta spingere in Europa, fermo restando che sembrava scontata la sua
partecipazione ad un'altra finale di Coppa Italia.
La realtà dei fatti, invece, le ha
presentato uno scenario ben diverso: raggiunti brillantemente gli ottavi di
finale della Champions League, il mese di gennaio del 2013 ha poi riservato a
Madama alcune brutte sorprese. Tra queste c'è stata la precoce eliminazione
dalla coppa nazionale ad opera della Lazio. Poteva succedere, ed è successo.
Non si tratta certamente del primo episodio: negli ultimi diciannove anni, proprio
partendo dal 1995 ad oggi, la Juventus ha vinto soltanto una volta la Coppa
Italia, raggiungendo la finalissima in altre tre edizioni. Non stiamo parlando
di un bilancio di cui andare fieri, ma serve a capire come la mancata
qualificazione all'appuntamento decisivo del prossimo maggio (contro Roma o
Inter) non deve essere vissuto dai bianconeri come un dramma. Resta da capire
se la Vecchia Signora, ripresa confidenza con l'abitudine alla vittoria,
riuscirà a scrollarsi subito di dosso la delusione per una sconfitta che poteva
essere tranquillamente evitata. Oltre a valutazioni arbitrali quantomeno
discutibili, pesano gli errori di ingenuità compiuti in difesa e le occasioni
mancate da Giovinco e Marchisio per segnare un'altra rete negli ultimi spiccioli
di gara. Proprio i due giovani, prodotti del vivaio juventino, erano stati gli
eroi del derby giocato contro i granata lo scorso 1° dicembre. Trascorsi quasi
due mesi da quel momento, ora sono stati additati tra i principali responsabili
della disfatta di Roma.
La bellezza del calcio risiede anche, e
soprattutto, nella sua imprevedibilità. Uno degli esempi più calzanti, in
questo senso, è rappresentato dalla finale di Champions League disputata il 26
maggio 1999 a Barcellona tra Manchester United e Bayern Monaco. In quella
partita gli inglesi si resero protagonisti di un'eccezionale rimonta: sotto di
una rete (Basler), ne segnarono due a tempo ormai scaduto (Sheringham al 91' e
Solskjaer al 94'), portandosi a casa il prestigioso trofeo. Il calo di concentrazione
di una squadra aveva agevolato la vittoria dell'altra.
Tornando alla Juventus, l'eliminazione
nella Coppa Italia è scaturita da una serie di errori, tra i quali vi è stata
la noncuranza di alcuni particolari importantissimi nei momenti fondamentali
del match. Si tratta di disattenzioni che possono costare caro in termini di
risultati. Nel mese di gennaio appena concluso non era la prima volta che
accadeva. A Conte spetta il compito di porvi rimedio, magari ripartendo dal
mantra usato lo scorso anno: "Ricordiamoci da dove siamo partiti".
Qualcuno deve averlo dimenticato.
Thomas
Bertacchini