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ROBERTO PERRONE - 25/11/2012INTERVISTE

AMMIRAVO MONTANELLI E CAMINITI

Roberto Perrone, noto giornalista del "Corriere della Sera" e scrittore, ha concesso un'intervista in esclusiva a "Pagina".

Nei momenti successivi la vittoria dell'Inter allo "Juventus Stadium" (3 novembre) sul suo profilo twitter lei scrisse: “Ragioni della sconfitta? Cabala, karma, eccessiva sicurezza, bravura dell'Inter. Ma alla Juve questo stop potrebbe anche servire”. A distanza di tempo possiamo dire che aveva avuto ragione nel pensarla in quel modo?

Sicuramente la sconfitta con l'Inter era quella che volevano di meno gli juventini, ma visto che prima o poi bisognava perdere va riconosciuto che è servita a svegliare un po’ la squadra. Infatti le successive gare col Pescara e la Lazio, non certo facili, la Juventus le ha affrontate con lo stesso spirito messo in mostra lo scorso anno. Così come poi è accaduto contro il Chelsea. Con l'Inter, invece, si è visto l'atteggiamento tipico di questa prima parte della stagione, che non le ha consentito di esprimere un gran gioco. Ritrovato quello, a lungo andare anche qualche mezzo passo falso come il pareggio interno con la Lazio può essere superato senza grosse conseguenze. Il gioco paga, sempre.

Lo scorso 22 ottobre dalle pagine del "Corriere della Sera" aveva posto l'attenzione sulle molte energie spese dalla Juventus per cercare di sopperire ad una "doppia assenza": quella di Antonio Conte sulla panchina e di un vero e proprio goleador in squadra. Assodato che a breve il tecnico terminerà il suo esilio in tribuna, per il prossimo gennaio immagina l'arrivo a Torino di una punta di valore?

Credo di no. Secondo me la Juve a gennaio non farà un grandissimo mercato. Naturalmente molto dipenderà dall'eventuale passaggio agli ottavi di finale in Champions League (attenzione al troppo entusiasmo, nulla è scontato), ma in quella sessione di calciomercato è veramente difficile comprare una punta che ti cambi la stagione. Anni fa proprio in quel periodo acquistò Henry, il quale impiegò del tempo per ambientarsi ed integrarsi nel gioco bianconero e venne ceduto dopo pochi mesi per svariati motivi. Penso che la società punti a fare spese la prossima estate, così come ha fatto nella scorsa: acquistando giocatori del calibro di Asamoah e Pogba, giusto per fare due esempi, ha sistemato il centrocampo anche in prospettiva futura. Adesso penso metterà da parte dei soldi nel salvadanaio per poi intervenire nel reparto offensivo.

Osservando l'andamento di queste prime giornate di serie A si aspettava un ritorno così veloce della Fiorentina ad alti livelli? Secondo lei riuscirà a mantenere questa posizione sino alla fine del torneo?

La Fiorentina non me l'aspettavo a questo livello di classifica. Sicuramente Montella è un grandissimo allenatore: è professionale, non dà in escandescenze, non fa 'le manette', non urla, non strepita. Insomma, è il genere di tecnico che piace a me. Come dicevo prima a proposito della Juventus, il gioco paga. Oltretutto loro hanno grande entusiasmo, anche se ho notato in alcune partite, come quella disputata contro l'Inter, qualche amnesia penso dovuta alla giovinezza. Possiedono diversi elementi che diventeranno obiettivi di mercato di qualche club, che l'anno prossimo si affretterà a comprarli a peso d'oro. Sbagliando, perché solo in quella squadra riescono a dare il massimo. Ritengo giusto, quindi, dare importanza al lavoro di Montella. Nell'attuale livello della serie A può arrivare in Europa League, difficilmente in Champions.

Fiorentina a parte, mi potrebbe dire quali sono state - a suo modo di vedere - la sorpresa positiva e quellae negativa del campionato?

Come sorpresa positiva dico Inter. Per lei immaginavo un campionato mediocre, invece sta facendo molto bene. A ben guardare non avrei dovuto sorprendermi più di tanto: con tre attaccanti del calibro di Cassano (in stato di grazia, almeno sino ad ora), Milito e Palacio ci si potevano aspettare buoni risultati. Proprio per quanto riguarda l'argentino va detto che i nerazzurri hanno comprato la scorsa estate la migliore punta sul mercato, tolto ovviamente Cavani che il Napoli non avrebbe certo dato via a cuor leggero.

Per quanto riguarda quella negativa, invece?

Tra quelle negative, ma non troppo, c'è il Genoa, una squadra mediocre. In serie A, secondo me, ce ne sono di peggiori, ma è certo che da un gruppo che può schierare giocatori del calibro di Borriello, Immobile e Jankovic non mi sarei aspettato l'attuale ultimo posto in classifica.

Calciopoli, Juventus e Inter. A distanza di anni dai fatti del 2006 ogni qualvolta sorge una polemica tra i due club si finisce per toccare quell'argomento. Che idea si è fatto di quel periodo? Cosa ne pensa della volontà da parte bianconera di riappropriarsi dei due scudetti tolti dalla giustizia sportiva?

In quel periodo vorrei entrarci meno possibile. Anzi, vorrei uscirne. Capisco che per i diretti interessati sia molto difficile farlo. Dico solo questo: mi sarebbe piaciuto che nel 2006, sul piatto, ci fossero state tutte le intercettazioni, non solo una parte, comprese quelle comparse a distanza di tempo grazie al lavoro di un consulente della difesa di Moggi. Se fossero uscite in contemporanea all'epoca di Calciopoli probabilmente la storia sarebbe stata diversa.

Lo scorso 4 ottobre, intervenendo alla trasmissione televisiva "E' (sempre) Calciomercato" in merito al cammino della Juventus in Champions League aveva dichiarato: “Ora c’è da vincere le prossime tre gare in modo da evitare di giocarsi la qualificazione a Donetsk”. Proprio in Ucraina i bianconeri cercheranno l'ultimo punto indispensabile per la qualificazione agli ottavi di finale. Che tipo di gara si aspetta? Sente aria di "biscotto"?

Il “biscotto” è un vecchio 'refrain' che noi italiani amiamo molto e che, detto in sincerità, anche gli altri hanno imparato ad apprezzare. Ricordo l'anno scorso un risultato scandaloso del Lione che avrebbe dovuto vincere a Zagabria con un numero esagerato di gol, che poi mise puntualmente a segno eliminando, di fatto, l'Ajax dalla Champions League. Senza dimenticare, ovviamente, il celebre 2-2 tra Danimarca e Svezia. A mio modo di vedere bisogna sempre pensare poco al risultato favorevole ed impegnarsi al massimo per fare la propria partita. Secondo me è la cosa migliore.

Facciamo un salto veloce in Spagna: nel corso dell'anno solare 2012 Lionel Messi ha messo a segno la bellezza di 80 reti, ora gliene mancano soltanto 5 per eguagliare il record di Gerd Muller che risale al lontano 1972. Per essere considerato dall'opinione pubblica più grande di Maradona, cosa dovrebbe ancora fare?

Vincere un mondiale da solo. Come ha fatto Maradona.

Immaginavo una risposta simile...

Di Maradona ce n'è stato uno. Messi, per quanto bravo, non è Maradona. Diego si è preso soltanto una vacanza: nella finalissima disputata a Città del Messico contro la Germania Ovest, nel 1986. In quel momento, forse, dopo aver condotto i compagni sino a quel punto deve averli guardati e detto dentro di sé: “Adesso ci pensate un po’ voi...”. Che Messi sia un grandissimo giocatore è fuori di dubbio, però la differenza tra i due si è vista nel 2010 in Sudafrica: inserito in una squadra scombinata ha fallito miseramente.

Insieme a Gianluigi Buffon ha scritto il libro "Numero uno". Più volte lei gli ha riconosciuto pubblicamente il pregio della sincerità. Pregio che però, in un mondo come quello del calcio, finisce col diventare un difetto. Da quando ha avuto modo di conoscerlo ritiene che sia cambiato in questo senso, anche alla luce di alcune esperienze negative, oppure che sia rimasta sempre la stessa persona?

No, è lo stesso di sempre. Chiaramente è rimasto scottato da certe vicende, però apprezzo una cosa di lui: ci sono persone che quando vengono prese con le mani nella marmellata riescono a dire che se le stavano sciacquando e non che stavano mangiando di frodo, mentre altre quando fanno una cavolata vengono beccate, esposte al pubblico ludibrio e non cadono mai in piedi. Buffon è una di queste. Ha pagato sia per errori suoi, dovuti anche all'inesperienza, che per quelli di altri. Naturalmente, poi, sui suoi errori c'è chi ci ha marciato per ottenere un proprio tornaconto personale. Io e lui siamo simili, entrambi andiamo sino in fondo alle esperienze che viviamo, nel bene come nel male. Diversi da noi sono i 'furbi', quelli che riescono a nascondere bene le cose che fanno loro comodo.

Il corso adiacente lo "Juventus Stadium" ha appena cambiato nome: da "Corso Grande Torino" a "Corso Gaetano Scirea". Che ricordo ha dell'indimenticato campione della Juventus?

Un grandissimo campione, una persona molto semplice, elegante nel gioco. Smessi gli scarpini aveva dimostrato la sua umiltà cominciando dal basso, mettendosi in fila per aspettare il suo turno, mentre invece altri che vinsero molto meno di lui hanno avuto la strada spianata, grazie anche alle giuste raccomandazioni. Gaetano, per questo, è morto. Come ricorderai era stato spedito in Polonia come collaboratore di Zoff per osservare il prossimo avversario in coppa UEFA della Juventus, il Gornik Zabrze. Stiamo parlando degli ultimi giorni prima della caduta del Muro di Berlino e in Polonia, che adesso è un paese occidentale a tutti gli effetti, per affrontare i lunghi tragitti dovevi portarti dietro le taniche di benzina, non trovandola tanto facilmente. Quella trasferta, poi, la feci anch'io con la Juventus.

L'ultima domanda è di tipo strettamente personale: c'è stato (o c'è tuttora) un giornalista o uno scrittore che ha rappresentato per lei un esempio da seguire?

Io sono cresciuto al “Giornale” di Indro Montanelli e a livello di scrittura, di semplicità, di precisione nell'esposizione delle proprie idee lui era insuperabile. Da questo punto di vista l'ho sempre ammirato. Un’altra persona che apprezzo moltissimo è Giampaolo Pansa, uno di quei giornalisti che sa accettare anche chi non la pensa come lui. Questo a differenza di quanto accade in giro nella maggior parte delle situazioni, dove se io dico una cosa giusta e tu sei contro di me fai finta di niente, oppure continui a insistere nella tua posizione.

Tra i giornalisti sportivi, invece?

Cito quelli che leggevo da ragazzo: uno era Gianni Brera, mi piaceva molto per quella sua prosa immaginifica. Adesso ti racconto un aneddoto, relativo ad una grande lezione che mi diede il mio primo caporedattore. Una volta scrissi la 'Beneamata', lui mi chiamò e disse: “Beneamata da chi?”. Io rimasi un po' perplesso. Continuò: “Guarda che Beneamata è un termine che ha coniato Gianni Brera, che è un altro giornalista. Il tizio comune che la chiama così è un conto, se sei tu a farlo fai una brutta figura, perché non è un termine che ti appartiene”. Da quel momento in poi ho sempre cercato di usare pochissimo soprannomi dati da altri. Se tu ti vai a rileggere le raccolte del “Corriere della Sera” noterai che 'Pinturicchio' l'ho nominato soltanto la volta che l'Avvocato Agnelli lo tirò fuori, per spiegare al popolo chi fosse questo pittore.

Prima mi ha parlato di giornalisti. Quindi ce n'è un altro?

Nel 1978 compravo “Tuttosport” solo per leggere Vladimiro Caminiti. Il suo modo di scrivere mi piaceva moltissimo, è stato un grande giornalista. Ha avuto pure una carriera televisiva ma a me, da ragazzo, interessava leggere i suoi scritti.

Thomas Bertacchini


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