"Ho avuto due
colloqui telefonici con Passarella, non comprendo il suo gesto, ma ho deciso
comunque di rinunciare a qualsiasi azione penale. Mi ha spiegato tutto. Questa
faccenda terminerà semplicemente con un abbraccio". Con queste parole Ivo Piana, il padre del giovane
raccattapalle Maurizio, aveva virtualmente "chiuso" l'increscioso
episodio accaduto allo stadio "L. Ferraris" di Genova l'8 marzo 1987.
Riavvolgiamo il
nastro: Sampdoria-Inter, gara valevole per la sesta giornata del girone di
ritorno del campionato di serie A 1986/87. Nei
minuti finali dell'incontro (vinto dai blucerchiati per 3-1) Maurizio Piana,
sedicenne raccattapalle presente a bordo campo, aveva rallentato le operazioni
di ripresa del gioco quel tanto che era bastato a scatenare una reazione
violenta da parte di Daniel Alberto
Passarella, che lo colpì con un calcio alla gamba destra. Visitato
immediatamente negli spogliatoi dal medico dei padroni di casa e
successivamente all'ospedale "San Martino", gli era stata
diagnosticata una ferita lacero-contusa, con una prognosi di dieci giorni. Il
fortissimo difensore argentino, in forza alla Beneamata da pochi mesi dopo aver
disputato la sua migliore stagione alla Fiorentina (condita da ben undici gol
realizzati), non era nuovo a simili comportamenti: quattro anni prima, il 10
aprile 1983, aveva preso parte ad una rissa con il massaggiatore del Verona.
Poi, in ordine sparso: gomitata al granata Danova (20 marzo 1983, a Torino), pedata a
Bonacina (nella gara contro l'Atalanta del 4 gennaio 1987), testata a Edinho
(nella partita contro l'Udinese del 26 settembre 1982). Il caso vuole che
l'arbitro degli ultimi tre incontri citati fosse Maurizio Mattei, lo stesso del match tra i nerazzurri e la
Sampdoria del marzo 1987.
In quell'occasione, però, il direttore di gara non aveva
notato l'incidente occorso al giovane raccattapalle. A segnalarlo, nel referto,
aveva pensato uno dei guardalinee, consentendo così al giudice sportivo di
comminare la sanzione di sei giornate di squalifica (poi ridotta a cinque) al
giocatore. L'Inter - dal canto suo - aveva deciso di non presentare alcun
ricorso e di multare il proprio tesserato, "girando" la somma al
ragazzo sotto forma di "borsa di studio". Ivo Piana, non appena
ricevuto la notizia, dichiarò subito di volerla devolvere in beneficienza. Passarella,
diventato oggetto di pesantissime critiche, si era chiuso in religioso
silenzio. Rimase fedele al proprio atteggiamento anche di fronte ai giornalisti
e ai fotografi presenti qualche giorno dopo a Genova, sotto l'abitazione del
ragazzo, per immortalare l'incontro tra i due. In quell'occasione, infatti, si
era limitato ad affermare: "Se volevate la mia versione, dovevate
chiedermela prima".
Il presidente nerazzurro
Ernesto Pellegrini, sollecitato in
continuazione sull'argomento, alla fine era sbottato: "Cosa posso fare di
più dopo il suo pentimento? Devo forse sparargli?". Il rapporto tra
l'Inter e il calciatore era durato ancora per una stagione, dopodiché Passarella
aveva preso la strada del ritorno a casa (al River Plate, il club che ha
segnato la sua vita professionistica e del quale è tutt'ora presidente).
Maurizio Piana,
invece, si è aggiunto all'elenco dei raccattapalle passati alla storia del
calcio grazie ad episodi che li hanno visti protagonisti per un giorno. Domenico Citeroni era uno dei
capostipiti del genere: ad Ascoli, nel lontano 1975, aveva respinto con il
piede un pallone calciato dal bolognese Savoldi quando ormai aveva già varcato
la soglia della porta bianconera.
Fulvio Collovati, diventato poi
famoso come calciatore, qualche anno addietro aveva raccontato la sua personale
esperienza: "A dodici anni ero raccattapalle a San Siro e un addetto della
società ci raccomandava di accelerare il gioco se il Milan era in svantaggio o
di rallentarlo in caso contrario. Ma tutto era fatto in senso bonario, mica ci
chiedevano di essere scorretti: eravamo bambini, come quelli di adesso. Ho
bellissimi ricordi: facevo il raccattapalle a Rivera, poi finii col giocarci
insieme quattro anni e con lui vinsi lo scudetto della stella". A lui,
comunque, non era mai capitato di dover fronteggiare "rischi del
mestiere" simili a quello capitato a Piana.
Thomas Bertacchini