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SETTIMO - 11/06/2012CRONACA

Il padre in casa morto da sei mesi

Tiene in casa il corpo del padre morto da mesi per non separarsi da lui. Raccontata così, sembra solo una storia di ordinaria follia. E sicuramente lo è. Ma, probabilmente, c’è anche dell’altro ed è questo che i magistrati vogliono comprendere per avere il quadro completo dell’incredibile vicenda che ha come protagonista Giuseppe Pilone, 58 anni, ex bancario in pensione. L’uomo, infatti, ha conservato per mesi il defunto padre novantunenne in una stanza cementandogli il viso ed avvolgendone il corpo in nove strati di nylon cosparsi di borotalco per dissimulare l’odore dovuto allo stato di decomposizione. Antonio Pilone, ex militare in pensione, con problemi cardiocircolatori, stando alle prime confessioni del figlio sarebbe morto nella notte tra l’8 e il 9 dicembre scorsi. «L’ho fatto per troppo amore, volevo tenere papà con me. Ogni giorno andavo a pregare per lui», ripete tra i singhiozzi. Questa versione, però, non convince del tutto gli inquirenti. E’ perciò nella vita di questo ex bancario cinquattottenne che occorre scavare per capire le ragioni del suo folle gesto. Il passato: potrebbe essere questa la chiave per venirne a capo. Perché è da qui che riaffiorano elementi interessanti sulla vita di questo figlio tormentato e forse succube del troppo amore dei genitori. Nessun amico, viaggio, interesse. Da quando si era ritirato dal lavoro per accudire i genitori Giuseppe Pilone era diventato ancora più schivo ed introverso: pare soffrisse di depressione. Tutta la sua vita, infatti, si svolgeva tra le mura di casa davanti al computer e qualche acquisto al supermercato. Anzi, qualche volta pare si recasse pure a Torino in taxi per comprare il salmone alla madre visto che «le piaceva, cercando di non tardare troppo per non lasciarla sola». Peccato però che Alfonsina Fina, 91 anni, deceduta ieri all’ospedale di Chivasso, quando è stata scoperta la vicenda dopo che i vicini di casa continuavano a segnalare all’amministratore i miasmi maleodoranti, versasse in condizioni di degrado, disidratazione e denutrizione. Tra le prime ipotesi era emersa anche l’idea che l’uomo potesse nascondere la morte del padre per continuare a riscuoterne la pensione, ma lui ha decisamente smentito. «Posseggo dei risparmi personali, ho lavorato», avrebbe detto ai magistrati. Nel prosieguo delle indagini si è scoperto che il padre defunto soffriva di problemi circolatori per i quali si curava con attenzione. Ed allora perché quando viene ricoverato il 30 settembre in ospedale per delle visite di routine, i medici gli trovano dosaggi di farmaci quattro volte oltre la norma? E perché il figlio aveva fatto demolire la macchina del padre pochi giorni dopo? Tante, dunque, le situazioni ancora oscure. Ma questa storia è vera. Ed è successa a Settimo in un elegante condominio di via Fantina.

Luca Moccia


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