La
Juventus è campione d'Italia per la trentesima volta. Ne siamo convinti, benché
la matematica non sia mai stata la materia preferita dei giornalisti: ventotto
scudetti più due fanno trenta. Si rassegnino i secchioni del calcio parlato, i
prescritti e quelli dei titoli assegnati a tavolino alla terza in classifica,
perché ieri notte, a Torino, migliaia di persone sono scese in strada per
festeggiare proprio questo numero: trenta.
A
innescare la gioia incontenibile sotto la Mole è stato il triplice fischio del
signor Orsato, che sul neutro di Trieste ha messo fine, contemporaneamente,
alla partita dei bianconeri contro il Cagliari (finita 0-2 a favore dei
torinesi) e alle speranze scudetto del Milan, sconfitto nel derby di Milano per
4-2. I calcoli sono semplici. Ad una giornata dal temine del campionato la
Juventus è in vetta alla classifica con ottantuno punti, seguita dal Milan con
settantasette. Un risultato straordinario quello ottenuto dalla squadra
allenata da Antonio Conte, visto che
in pochi si sarebbero aspettati di poter ammirare quest'anno una Juve così
forte e concentrata, in grado di arrivare fino in fondo al torneo senza mai
mollare. Anche stavolta, i numeri parlano chiaro: ventidue vittorie, quindici
pareggi, nessuna sconfitta. La matematica imposta alla serie A del “professor”
Conte non è un'opinione.
Erano
sei anni che la Juventus non conquistava un tricolore. L'ultimo era stato lo
scudetto più triste, quello che annunciava la retrocessione in serie B, lo
spoglio di ben due tricolori, lo smembramento dell'inarrestabile armata
bianconera di Luciano Moggi e
l'inizio del calvario. In questo caso non abbiamo né statistiche né numeri che
lo confermino, tuttavia siamo certi che in moltissimi allora erano certi della
definitiva conclusione della gloriosa storia ultracentenaria della società di
corso Galileo Ferraris. Si sbagliavano. Lo abbiamo verificato coi nostri occhi
questa notte a Torino: la Juventus è più “storia” che mai, più presente che
mai, più futuro che mai. Verso le 22.30 almeno trentamila persone sono scese
nelle strade indossando qualcosa di bianconero e subito la città si è
trasformata in un lungo carosello di auto e moto strombazzanti. Il popolo
juventino conosce bene il tragitto da percorrere in questi casi: tutti verso il
centro, tutti in piazza San Carlo. È proprio lì, nel salotto buono, da sempre
palcoscenico di tutti i trionfi bianconeri, che i tifosi hanno finalmente
rincontrato un vecchio amico, quell’Emanuele Filiberto che nel centro della
piazza con il suo Caval ed Brons di vittorie juventine se ne ricorda
parecchie. Eppure in questi lunghi anni di digiuno, la parte della città di
fede granata non ha mai smesso di sperare di poterlo finalmente contornare con i propri colori. Lui ieri notte,
impassibile e altezzoso come sempre, è sembrato più volte sul punto di voler
rispondere a dovere: «campa cavallo!».
Messi
da parte gli sfottò, l'immancabile scalata al monumento equestre imbardato per
l'occasione di bianconero è sembrata un'immagine evocativa di Torino, una
piccola-grande città che non si rassegna e continua a puntare in alto, che
stupisce nonostante le mille difficoltà imposte dei tempi.
Alle
3.15 il centro dei festeggiamenti si è spostato per un'ora all'aeroporto di
Caselle, dove altri tremila tifosi hanno accolto il ritorno dei campioni
d'Italia con canti e fuochi d'artificio. Difficile raggiungere il pullman, ai
ragazzi di Conte non è stata concessa l'attenuante della stanchezza, venendo
letteralmente accerchiati da una moltitudine di persone festanti. Tra tifosi e
giocatori, separati solo da pochi metri, ci sono stati scambi reciproci di
video e fotografie da conservare come ricordo di una notte speciale. Così alla
fine anche i neo-campioni sono stati contagiati dal delirio esibendosi in un
quanto mai liberatorio «chi non salta rossonero è». Il più scatenato? Il numero
32, Alessandro Matri.
Alle
4.15 anche l'ultimo bianconero, Alessandro
Del Piero, è riuscito a prendere posto sul pullman, che è partito
successivamente alla volta di Vinovo seguito da numerose auto di fans. Scene da
trentesimo scudetto o da ventottesimo più due. Prossimamente alla Federazione
l'ardua sentenza: stabilire quanti siano effettivamente i titoli nazionali
vinti dalla Juventus, anche se le magliette e le bandiere fresche di stampa
vendute in piazza San Carlo mettono già in evidenza la scintillante terza
stella. Insomma, per la Torino bianconera gli scudetti sono trenta e anche per
questo la baldoria dei tifosi è continuata per tutta la notte tra cori,
abbracci e persino qualche lacrima di gioia sottolineata da un ironico e
pungente striscione: «Noi sì che siamo Allegri!».
Massimiliano
Ferraro
