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CALCIO - 23/04/2012SPORT

La Juve respira aria di scudetto

Profumo di scudetto alla Juventus. Una giornata da incorniciare, quella di ieri, che nemmeno il tifoso più appassionato osava immaginare: il Milan bloccato sul pareggio dal Bologna, la Juve che stritola la Roma e si porta tre punti davanti ai rivali, più il bonus per il vantaggio negli scontri diretti. Restano cinque giornate alla fine del campionato e i bianconeri dovranno affrontare Cesena, Novara, Atalanta, Lecce e Cagliari. Tutte partite apparentemente facili. Ci siamo dunque. I giochi sono fatti? Non è proprio così. C’è quell’apparentemente di troppo, che lascia un velo di dubbio. Quest’anno la squadra di Conte ha vinto quasi tutti gli incontri con le grandi, ma con le provinciali ha perso tanti punti per strada. E potrebbe ancora succedere, anche perché queste provinciali ora hanno bisogno di punti per non retrocedere. Certo la forma atletica dei bianconeri, la loro condizione, l’adrenalina che dà il traguardo vicino, l’assenza di infortunati, la convinzione di tutto l’ambiente, tutto fa pensare che i giochi siano fatti, o quasi. Lo stesso allenatore del Milan Allegri, che quest’anno non ha mancato occasione per polemizzare su presunti torti arbitrali, lo ha dovuto ammettere. Insomma, la rinascita juventina sembra compiuta e comunque soltanto un crollo può far perdere il primato. Quello di ieri sera con la Roma era considerato l’ultimo ostacolo importante nella corsa scudetto: i giallorossi sono una rivale storica e sono ancora in lotta per il terzo posto Champions. Ma la partita non c’è mai stata. Pronti via e la Juventus si è trovata avanti di due gol, dopo 8 minuti. Due volte Vidal, che non è soltanto un mastino che recupera palloni, sa anche buttarli dentro, quei palloni. Juve padrona, come sempre, Roma inesistente, come capita troppo sovente nella gestione Luis Enrique. Prima della mezzora il rigore che ha portato il 3-0 e l’espulsione del portiere dei giallorossi. Finita la partita che non è mai neanche iniziata. Il resto è stato un far passare il tempo per arrivare alla fine, una superiorità imbarazzante mai sconfinata però nell’umiliazione. La cronaca riporta ancora il quarto gol di Marchisio, qualche altro tentativo della Juve non andato a buon fine, lo sfottò di Lichtsteiner che imita Totti e rivolge agli avversari la mimica del 4-0, lo sputo di Lamela, i tentativi di Del Piero di arrotondare il suo enorme bottino. Alla fine uno score insolito, 17 tiri della Juve, zero della Roma. Se non capita qualcosa di strano, lo scudetto quest’anno torna a Torino. Il profumo è già arrivato.


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