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SAN MAURO - 08/03/2012CRONACA

La mafia al nord non è una novità

Esiste un pericolo mafia al nord? Quanto le organizzazioni criminali sono presenti nel nostro territorio e quanto influenzano l’economia legale? Se n’è parlato in un incontro organizzato dall’Anpi di San Mauro e da “Libera” con il patrocinio del Comune di San Mauro dal titolo “Mafie al nord: dall’infiltrazione al radicamento”. Dopo i saluti del sindaco Ugo Dallolio è toccato al presidente della sezione locale dei partigiani, Pino Bucci, aprire la serata: «Molti mi hanno chiesto: perché l’Anpi si occupa di mafia? Cosa c’entra quest’argomento con gli scopi dell’associazione? Ebbene, a loro rispondo: noi difendiamo la democrazia. E dove c’è la mafia, non c’è la democrazia. Noi vogliamo occuparci anche dell’attualità, vogliamo essere la coscienza critica della società civile. Per questo, il 21 marzo in occasione della Giornata della memoria per ricordare le vittime delle mafie, organizzeremo a San Mauro - in collaborazione coi Giovani Democratici e con Libera - una fiaccolata per la legalità in cui leggeremo tutti i nomi delle 900 vittime morte a causa della mafia».
Elena Ciccarello, giornalista del “Fatto Quotidiano” e di “Narcomafie” ha ricordato l’importanza di operazioni antimafia condotte dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Su tutte “Alba Chiara” e “Minotauro” grazie alle quali si sono ottenuti notevoli risultati riassumibili in 200 arresti, 100 milioni di beni sequestrati e la scoperta di dodici locali, ossia di più famiglie ('ndrine) che al loro interno riuniscono gli esponenti operanti in uno stesso territorio. Ma non solo: con queste indagini - continua la giornalista - si è scoperto un alto grado di collusione tra politica e mafia calabrese, legato alle attività imprenditoriali e agli interessi della criminalità soprattutto nel settore delle costruzioni. Il fenomeno mafioso - e 'ndranghetista in particolare - è stato sottovalutato dai media, dalla classe politica, dalla cultura giudiziaria. Non dobbiamo abbassare la guardia: solo così potremmo difendere gli onesti».
Il giudice Giuseppe Salerno, uno dei magistrati dell’inchiesta Minotauro coordinata dal procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, spiega: «Combattere la 'ndrangheta è molto difficile perché è un’organizzazione criminale in cui sono presenti e sono molto forti i legami di sangue. Per questo, il grado di pentitismo è molto basso. Infatti, difficilmente un affiliato si metterà contro suo padre, suo fratello, suo cugino o altri parenti. Sono d’accordo col dire che c’è stata una sottovalutazione del fenomeno. La presenza della n’drangheta al nord non la scopriamo di certo oggi: risale agli anni Settanta con i sequestri e continua in quelli successivi con il traffico di droga, in particolar modo cocaina. Ma non sono solo queste le attività principali. Secondo alcuni calcoli, la metà dei soldi illeciti circolanti in Italia è in mano alla n’drangheta. Ecco perché colpirla negli interessi economici significa interromperne la linfa vitale, soprattutto in questi momenti di crisi in cui, grazie al riciclaggio, essa possiede una grande liquidità»
Maria Josè Fava, referente di Libera in Piemonte ricorda: «Per lottare contro le mafie, bisogna educare alla responsabilità. Vorrei ricordare che in Piemonte, nel 1983, è stato ucciso il procuratore Bruno Caccia. E che sempre qui, in questo territorio, nel 1995 l’amministrazione di Bardonecchia è stata sciolta per infiltrazioni mafiose. Ma non tutto è negativo: ci sono dei germogli positivi che stanno nascendo e che stanno dando buoni segnali in termini di reazione. Nadia Conticelli, giornalista e moderatrice della serata, auspica: «Dedichiamo la Festa delle Donne a tutte coloro che si sono ribellate alla mafia. Alle donne che, spesso, combattono in silenzio la loro battaglia».
Luca Moccia

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