Di Bruna Bertolo
Presentato
lo scorso 17 dicembre a Palazzo Mistrot a Villarbasse il volume dello storico rivolese Michele Ruggiero, dal titolo “Piemonte
un po’”, uscito recentemente con l’editrice
Neos. A dialogare con l’autore Silvia
Ramasso, davanti ad un pubblico che ha seguito con attenzione le letture ed
i personaggi della storia piemontese inseriti in questo volume che ci offre, attraverso quadri di epoca cronologica diversa,
un affascinante percorso nella millenaria storia del Piemonte: dall’invasione
saracena alle innovazioni agricole di Cavour; dalla sacralità della Novalesa e
di San Michele della Chiusa agli amori profani di Vittorio Emanuele II, per poi
salire al Grande Valico, il Moncenisio, leggendaria porta tra l’Italia e
l’Europa.

Personaggi e pietre miliari della Storia della Valle di Susa, ma
anche messa in scena della vita quotidiana nella Torino dell’Ottocento, un vero
e proprio palcoscenico in cui si muovono miseri e potenti, affamati e nobili,
con quello stile narrativo che è la carta di identità di uno scrittore molto
amato, capace di raccontare la storia anche dal punto di vista dei
dimenticati. Capitoli “gustosi” sono
quelli dedicati alla viticoltura in Piemonte, con un particolare sguardo
rivolto proprio alle vigne della Valle di Susa, e una rivisitazione di alcune
ricette della povera cucina popolare, alcune delle quali, “aggiornate” e
arricchite, sono diventate piatti d’eccellenza del Piemonte: un esempio è il
“fritto misto”, arricchito di componenti nel tempo e reso platealmente divino
dalla fantasia delle cuoche. Il volume è una miscellanea di saggi apparsi in
epoche diverse, molti dei quali pubblicati dalla rivista “Panorami” e si
caratterizza anche per un particolare obiettivo solidale: i diritti d’autore
saranno infatti devoluti all’ Associazione
per il Bambino in Ospedale, la ABIO di Torino, fondata nel 1978 per
promuovere l’umanizzazione dell’ospedale, ridurre al minimo il potenziale
rischio di trauma che ogni ricovero presenta e promuovere negli ospedali il
benessere del bambino. Un libro per chi ama la storia, vista anche come mezzo
per promuovere progetti importanti per i bambini che vivono l’esperienza
ospedaliera: è questo lo scopo della pubblicazione, secondo gli intenti dello
scrittore.