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TORINO - 16/12/2011tsunami

Quel sospetto sull'incendio al campo rom

Marco Fontana

E se dietro al raid punitivo avvenuto il 10 dicembre e che ha messo a ferro e fuoco il campo rom abusivo di Cascina Continassa alle Vallette si celassero gli interessi indiretti del Juventus Football Club? La tesi potrebbe facilmente finire catalogata in quella deriva letteraria, oggi molto trendy, che legge nel complotto la causa di tutti i mali, se solo non arrivasse da una persona con un curriculum sicuramente autorevole quale quello di Riccardo Caldara, già portavoce dell’ex sindaco Sergio Chiamparino, oggi affermato dirigente della Comunicazione del Comune di Torino.
Nel suo blog personale il dottor Caldara si è definito interdetto che “tra i cronisti torinesi e gli illustri inviati e commentatori di testate nazionali, nessuno avesse detto come stavano le cose a proposito dell’assalto al campo rom abusivo di Cascina Continassa di Torino”. La sua ricostruzione dei fatti parte da due assunti principali: al raid avrebbero partecipato esclusivamente ultras della Juve e non del Toro, situazione sospettosa visto che ‘l’occasione di fare casino’ accomunerebbe le tifoserie, e dalla vicinanza del campo rom al nuovissimo Juventus Stadium. “Il non detto”, sempre secondo il beninformato Caldara, “è che quella stessa fatiscente Cascina Continassa, la quale ospitava un insediamento abusivo di zingari, è destinata a diventare la sede della Juventus s.p.a. L’area infatti è stata ceduta dalla Città di Torino in comodato alla società bianconera che ha presentato un progetto di riqualificazione dell’intera zona (per complessivi oltre 265 mila metri quadrati)”. Proprio in quel lotto di terreno, secondo i meritori desiderata di Andrea Agnelli, dovrebbero sorgere una grande area verde accessibile per tutti i cittadini; una Soccer School e il recupero, su progetto dell’architetto Rolla, proprio della Cascina Continassa, ora data alle fiamme e occupata dai rom abusivi, per ospitare la dirigenza del club. Una tesi sicuramente suggestiva ma che sicuramente creerà imbarazzo alla Giunta Fassino.
Ma d'altra parte il ragionamento dell'ex portavoce del sindaco del Pd si appoggia anche ad atti amministrativi: infatti si dice che l'unica questione aperta per realizzare il recupero dell'area era quella recitata dalla stessa delibera del 29 marzo scorso che ricordava chiaramente come questi lavori prenderanno il via “in seguito alla rimozione degli insediamenti abusivi ivi insistenti”. Per Riccardo Caldara la connessione logica è semplice: “Vale a dire, prima si sgombera e prima si realizza quanto previsto. Ecco spiegato perché nel drammatico raid del 10 dicembre erano coinvolti gli ultras della Juve e non quelli del Toro. Qualche mattacchione avrà inteso dare un’accelerata a tutto il processo, tanto prima o tardi quell’area si sarebbe dovuta sgombrare? Che poi il germe del razzismo sia nascosto dentro ognuno di noi, come dice l’ex sindaco Chiamparino, è anche vero, ma la ben organizzata spedizione ‘punitiva’ dovrebbe lasciare qualche interrogativo in più”.
Le ombre gettate dal direttore della Comunicazione del Comune di Torino sono gravi e potrebbero anche essere passibili di querela. Resta ora da valutare se esse ispireranno nuovi filoni d’indagine agli inquirenti e se produrranno delle ricadute nei rapporti tra il mondo Juventus e l’Amministrazione cittadina. Una comunicazione ufficiale in Consiglio del sindaco Piero Fassino sarebbe quanto mai opportuna visto che la ricostruzione grottesca proviene da un funzionario che riveste un alto ruolo dirigenziale all’interno dell’ente locale. E certamente il dovere di riferire in aula sarebbe quanto mai importante vista soprattutto l’immagine negativa e razzista che ha ammantato per alcuni giorni la nostra città su tutti i principali media nazionali.


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