| RIVOLI - 07/12/2011 | pagina delle aziende |
BLUE ENGINEERING, LA SFIDA OLTRE FRONTIERA
“Blue
Engineering. Vi domanderete: ma Blue non è un aggettivo un po’ inflazionato nel
campo delle attività industriali e commerciali? E’ vero, ma come avrebbero
potuto chiamare la loro società i quattro soci fondatori Onnik Berkol, Danilo Lazzeri, Pietro Uslenghi,
Moh’d Eid? E’ così che è nata Blue
Engineering, nel 1993”. Il vicepresidente Danilo
Lazzeri spiega la nascita dell’azienda che offre servizi nel campo della
progettazione per il settore ferroviario, automotive e aerospaziale, che
recentemente si è aggiudicata il premio Chiave a Stella di Api Torino per la
sezione grandi imprese. “Siamo tutti arrivati a Torino, meno Uslenghi, quando
ancora la città pulsava con i turni della Fiat – continua Lazzeri - quando Fiat
era cielo mare e terra, quando Fiat era una mamma generosa che aveva lavoro per
tutti. Anche noi infatti abbiamo succhiato il latte – in modo figurato
naturalmente – da mamma Fiat: io alla Fiat Nucleare, Berkol alla Fiat Turbine a
gas, Uslenghi ed Eid alla Fiat Auto”. I quattro futuri soci si sono incontrati
nei primi anni ’80 in una società di ingegneria, successivamente acquistata
dalla multinazionale Cap-Gemini. Anni in cui “usare software ed hardware per
applicazioni industriali era ancora un’attività da stregoni”, ricorda il
vicepresidente. Poi il ’93, la crisi della Fiat, licenziamenti e dimissioni
incentivate. “E ora cosa facciamo? – ricorda Lazzeri - La decisione è stata
unanime: fondiamo una società e
continuiamo a fare ciò che abbiamo sempre fatto, la simulazione e la
progettazione”. Nasce così la Blue Engineering, che in poco tempo cresce, apre
una sede a Lione, una filiale a Napoli “ma soprattutto abbiamo avuto
un’intuizione importante, assumere i tecnici conosciuti anni prima ed ormai in
pensione. Sono loro che hanno trasferito ai nostri giovani ingegneri un
bagaglio di competenze tecniche inestimabile, sono loro che in breve tempo li
hanno allevati e trasformati in progettisti di rilievo”. Tra questi l’ing. Guido Gatti della ex Fiat Ferroviaria,
il padre del Pendolino. Grazie a questi contributi l’esperienza dell’azienda è
cresciuta e i lavori sono arrivati “quasi senza cercarli”, soprattutto nel
settore ferroviario. Poi la crisi del 2008, gli ordini che non arrivano, le
banche che riducono i fidi. “Abbiamo guardato ad Oriente – continua Lazzeri – e
ci siamo detti: abbiamo un ingegnere di madrelingua turca ed uno di madrelingua
araba, sfruttiamo questi jolly. Loro sono partiti ed hanno cominciato un duro
lavoro porta a porta in Turchia, in Iran, in Giordania”. Così la Blue
Engineering vince importanti commesse e costruisce tram per la Turchia e la
metropolitana in Iran. Il fatturato che prima era 85% Italia e 15% estero si
rovescia. L’azienda è salva, anzi si sviluppa. I dipendenti oggi sono 103, il fatturato
nel 2010 è stato di 6,7 milioni di euro, quest’anno sfiorerà gli 8 milioni. “Da
un lato siamo felici, abbiamo conservato i posti di lavoro, anzi li abbiamo
aumentati – conclude il vicepresidente - dall’altro una profonda amarezza ci
attanaglia: dove sono finite le grandi società che facevano di Torino la
capitale italiana della tecnologia? Dove sono sparite società come Fiat
Ferroviaria che vendeva treni in tutto il mondo (perfino agli svizzeri), dove
Fiat Avio e la grande Fiat Auto coi suoi centomila dipendenti solo a Torino? Saranno
gli effetti della globalizzazione, tuttavia mi rimane un dubbio: ma in Germania
la globalizzazione non c’è?”. 
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